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La Città “luogo delle opportunità”: cosa ci ha detto il Ministro Delrio

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di Anna Del Bene, Vicepresidente Nazionale F.U.C.I.

“La città è il luogo delle opportunità, cioè il luogo in cui elaborare e modificare lo spazio delle opportunità”: con queste parole del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, è iniziata lo scorso sabato 27 gennaio l’edizione 2018 di CONnessioni – Percorsi di formazione politica, che si tiene a Roma nella sede de La Civiltà Cattolica. Durante questo primo incontro abbiamo approfondito il tema “Città in relazione, nuove strade di comunità”.

Come ricorda p. Francesco Occhetta, che ci accompagna nel percorso, CONnessioni è innanzitutto un luogo, simile ad un aeroporto, in cui giovani impegnati e desiderosi di mettersi in gioco approdano con l’obiettivo di ricostruirsi per ricostruire le politiche.
A partire dal passo del Vangelo di Luca E a me chi è vicino? (Lc 10,29-37), p. Occhetta ci ha guidati sul tema della prossimità all’Altro e della sfida a non considerare chi ci è vicino come qualcuno da noi separato, ma come una persona che ha un bisogno cui siamo chiamati a rispondere. Tre azioni, ha detto, sono un antidoto alla solitudine: tornare a guardarci in volto e a chiamarci per nome; costruire comunità; tornare a vivere le città con al centro le persone e i loro diritti.

Nella sua lectio, il Ministro Delrio ha illustrato due modelli culturali di città: la città come luogo chiuso, di appartenenza esclusiva, oppure luogo capace di creare vicinanza, prossimità e protezione; un luogo in cui costruire opportunità.

Oggi – ci ha detto – l’identità delle città è nota quanto quella delle nazioni. Anche in Italia abbiamo assistito ad una trasformazione in questo ambito con l’introduzione delle città metropolitane: a Milano, ad esempio, è stata concepita una serie di servizi di area vasta, per i quali si è pensato di sostenere ingenti investimenti. Secondo il Ministro, ciò è avvenuto per una ragione non soltanto pratica, ma metafisica: come diceva Giorgio La Pira, “la città è un organismo vivo”, che si è costruito con la sua storia e con l’arte, nella consapevolezza di inserirsi all’interno del flusso di ciò che la circonda.

Tre le questioni essenziali che il Ministro ha posto alla nostra attenzione.

Il tema del populismo, del quale ha ripercorso le origini: già Guicciardini e Gramsci ritenevano che l’unico antidoto al populismo fosse il forte investimento sulle autonomie locali e sui grandi valori universali dell’Umanesimo e del Rinascimento. La paura porta al populismo ma il timore del diverso non è di per sé “peccato”: lo diventa se arriva a determinare le nostre scelte.

Il tema della misura: nella città la misura è sempre più umana che nel mondo. La città è prossimità: lì la relazione umana, lì la politica. Zygmunt Bauman diceva che la città è la “discarica del mondo”, ma è anche il luogo in cui poter vincere le sfide della paura e della prossimità. La città è il luogo della ritessitura delle relazioni. Il sistema capitalistico non è più in grado di dare beni comuni in cui potersi sentire protetti né di rispondere alle paure. Dove ci sono beni comuni e si investe su di essi non ci sono i populismi, perché non c’è rabbia sociale. La politica è costruzione di legami e opportunità (es. costruire una biblioteca può cambiare la vita a un giovane studente) e non consiste solo nella redistribuzione delle ricchezze.

Infine, i temi delle disuguaglianze, della salute e della paura del futuro. Se è presente e funzionante un sistema di sostegno e supporto alle varie esigenze delle fasi della vita, allora il cittadino sarà in grado di sopravvivere e realizzarsi. In tutto ciò, è importante prestare attenzione al creare principi di uguaglianza: “non c’è bisogno di avere uguaglianza nell’obbedienza, quanto piuttosto nella cittadinanza”, ha sottolineato il Ministro.
Populismo, misura, salute, disuguaglianze, paura del futuro: su tutti questi fronti, la città offre soluzioni ai problemi globali.

La città è il luogo in cui superiamo gli egoismi. Nessuno può essere felice e salvo da solo, per questo è necessario uscire dalle case e difendere insieme la propria comunità; è quel lavorare per la felicità pubblica, oggi necessario, a cui si riferiva il carteggio Adams-Jefferson agli albori della Costituzione degli Stati Uniti d’America, come scrive Hannah Arendt in “On revolution”. Di qui, i due principi cardine per la sua realizzazione: autonomia e responsabilità.

È proprio nelle piccole comunità locali che è possibile vivere il tema della prossimità. Riprendendo il pensiero di Sant’Agostino, ognuno di noi è il motore del cambiamento, e ciò in una relazione straordinariamente evolutiva. Insieme, i frutti si moltiplicano. Dal momento che la politica consiste nel fare le cose insieme, adottare un approccio relazionale e cooperativo e non competitivo è necessario. È inoltre dimostrato che le società competitive sono più fragili. È la società che fa la giustizia, non la legge; a tal proposito, Adriano Olivetti aveva un approccio legato alla giustizia più che alla carità: quest’ultima, infatti, pone rimedio ai problemi ma non elimina le cause del male.

Per cambiare il mondo – ha continuato il Ministro – non c’è bisogno di potere, ma di molta cura di se stessi, valore che troviamo anche nelle vicende raccontate ne “I Promessi Sposi” (Renzo salva il Ferrer, Lucia l’Innominato, etc..); dalla cura di sé è possibile prendersi cura del mondo e degli altri, perché la cura che si allena su di sé permette di sviluppare uno sguardo sugli altri. La città è il luogo in cui guardare gli altri: se operiamo un cambiamento del nostro sguardo, cambia il potere e cambia la vita. È importante avere uno sguardo di inclusione tra le persone, – che meritano compassione e il beneficio del dubbio, prima che i giudizi su quel che di loro appare – ed evitare la segregazione sociale.

Sul tema periferie e centro, il Ministro ha ricordato i valori che dovrebbero essere alla base della politica: la cura e la manutenzione dei luoghi e dei trasporti, l’educazione alla sicurezza stradale, riconoscendo in questo una responsabilità della politica. Ha sottolineato, inoltre, la necessità di prestare attenzione alle piccole cose, quelle che non fanno rumore, e di non dimenticare la quotidianità delle persone.

L’unico modo per dare valore ai luoghi pubblici, alle periferie, ai quartieri “arrabbiati” – ha detto – è dare loro una grande cura, qualità e bellezza; è necessario, quindi, porre attenzione alla pianificazione urbanistica. Mentre nella dinamica centro-periferia la politica ha un grande ruolo, ne ha uno minore nella dialettica nord-sud. Abbiamo bisogno – ha rimarcato – di più “società” nel Mezzogiorno e di aiutare maggiormente gli imprenditori ad essere protagonisti; i cittadini devono essere più esigenti nei confronti della politica per il riconoscimento dei diritti. Citando Papa Francesco, il Ministro ha ricordato che è importante sviluppare la capacità di dialogo e di incontro, non per negoziare, ma per cercare il bene comune, discutere e arrabbiarsi insieme e pensare alle soluzioni migliori per tutti: l’incontro, infatti, si trova nel conflitto ed averne paura è sbagliato. L’invito è ad essere esigenti con se stessi e con gli altri quando c’è di mezzo il terzo elemento, ovvero il bene comune.

Alla domanda su come recuperare l’attenzione al locale nella politica nazionale, il Ministro ha risposto: “Chi non si è occupato dei problemi del territorio non può occuparsi di politica: prima bisogna fare palestra nelle amministrazioni locali. Quindi, avanti i sindaci!” È importante – ha proseguito – chiedersi cosa ciascuno di noi stia facendo per tutto questo. La gente va responsabilizzata, bisogna aver fiducia nelle persone, al tempo stesso è necessario migliorare sulla divisione delle competenze e sul prendersi le proprie responsabilità. È fondamentale avere il senso dei propri limiti, il senso del seminare e dell’eventualità di raccogliere dopo anni.

Ricordando l’idea agostiniana che per poter amare occorre conoscere, Delrio ha concluso la sua lectio esortando a non affidarsi al solo “buon cuore”, ad essere disciplinati e a studiare, ad avere pazienza nell’analizzare e ad avere idee originali per affrontare la complessità.

I laboratori in gruppo, affidati a Paolo Bonini, dottorando in Diritto pubblico, e Paolo Rametta, dottorando in Diritto costituzionale, hanno discusso due casi concreti di partecipazione all’amministrazione dei beni comuni, interrogando il rapporto istituzioni-volontariato e confrontandosi sui rispettivi doveri e competenze. Le conclusioni, in sessione plenaria, hanno evidenziato la necessità di incrementare una cultura e uno studio della partecipazione “dal basso” del cittadino – la sussidiarietà orizzontale -, che dovrebbe vedere la Costituzione attuata in modo diretto e che permetterebbe al cittadino di incidere direttamente sulla vita della città.

 

 

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