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L’economia sociale di mercato, di Alessando Mazzullo

Manca davvero poco al prossimo incontro. Con l’Avv. Alessandro Mazzullo affronteremo il tema del terzo settore e dell’economia sociale di mercato. In preparazione al tema alleghiamo delle slide curate dall’Avv. Mazzullo.

Brevi note per il confronto

vi aspettiamo numerosi!

ore 9:15 presso la sede de La Civiltà Cattolica, via di Porta Pinciana n.1, Roma.

 

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Orizzonte Europa. Lavoro: il futuro oggi.

 

Carissimi manca pochissimo al quarto ed ultimo incontro di Connessioni sull’Europa, sabato 20 maggio.

Approfondiremo l’evoluzione e le dinamiche del lavoro oggi, dalla formazione che viene richiesta alle nuove prospettive di sviluppo.

Grazie all’intervento dell’Avv. Ciro Cafiero, giuslavorista, avremmo modo di confrontarci su:

1) introduzione sul lavoro del ventunesimo secolo: genesi e battaglie sindacali;

2) effetto disintermediante della rivoluzione tecnologica e alterazione dei connotati della prestazione di lavoro;

3) smart – working e crowd work;

4) nuovi lavori e nuove competenze.

In allegato trovate anche un articolo dell’Avv. Cafiero che pone in luce in maniera chiara e dettagliata l’evoluzione del lavoro e come questo inciderà sulla vista dell’uomo.

Quale giustizia nell’orizzonte Europa. Ecco l’abstract dell’incontro.

 

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Quale giustizia nell’orizzonte Europa –dialogo con Franco Roberti

 

L’ospite Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ci parla di Giustizia Europea Comune per affrontare il terrorismo e per sconfiggere il pericoloso rapporto tra mafia e immigrazione.

Punto centrale dell’intervento è la necessità di creare un un Corpus Iuris di norme europee per superare la difficoltà dei rapporti odierni tra ordinamenti giuridici differenti dei paesi dell’unione, che al momento attuale rallentano le operazioni e le indagini antiterroristiche, minando alla sicurezza dei cittadini europei.

La cooperazione internazionale è il primo punto da affrontare nella lotta al terrorismo e per questo l’europa ha un bisogno concreto  di creare una Costituzione Europea basato sui principi di

 

Dignità

Uguaglianza

Giustizia

Cittadinanza

Libertà

Solidarietà

 

“Il principio –commenta il procuratore- è il ponte tra il valore e la regola” e proprio per questo è così imporante lavorare insieme per garantire una giustizia chiara ai cittadini dell’unione europea.

La cooperazione è l’unica soluzione alla lotta al terrorismo, contrapposta alla tendenza attuale ad innalzare muri e creare sentimenti di odio, repressione e chiusura che non alimentano altro che l’insicurezza e il dubbio di trovarsi in una comunità nella quale valga la pena vivere da cittadini liberi. L’unione europea, nata per condividere con gli stati membri i sani principi di libertà e cooperazione tra popoli, deve farsi carico dell’importante compito di ridare ai suoi cittadini la sicurezza per sentirsi liberi all’interno della propria comunità.

 Scrive infatti Roberti nel suo libro Il contrario della paura: “diventa una priorità spiegare perché è necessario non avere paura: continuare a uscire, viaggiare, frequentare cinema e concerti significa lottare contro i terroristi, il cui unico obiettivo è privarci delle nostre libertà.”

Nella lotta al terrorismo assume un grande rilevanza anche la lotta alla mafia e alle associazioni criminali organizzate: il modus operandi di queste ultime è quello con cui anche lo stato islamico si muove: occupazione violenta di territori e mercati, traffici di droga e armi e riciclaggio sono i mezzi che finanziano più di tutti gli attacchi terroristici. È facile immaginare quanto l’attività subdola della mafia sia implicata nell’alimentazione di questi traffici e nei rapporti con gruppi terroristici.

La criminalità organizzata e l’illegalità sono le catene che bloccano il nostro diritto di sentirci cittadini liberi di non provare più paura e di potersi muovere in un mondo più sicuro e responsabile.

Spesso strategie politiche ed economiche alimentano la falsa credenza che la parola immigrazione coincida col termine terrorismo, ma i fatti sostengono chiaramente la poca veridicità di tale pensiero: i cosiddetti terroristi sono in diversi casi già cittadini europei, spesso radicalizzatti DOPO il loro ingresso nel suolo della UE.

Mafia e terrorismo si presentano spesso come le uniche alternative ad una vita di povertà, incertezze e disperazione di chi scappa da guerre, povertà e distruzione.

“La verità è il contrario della paura”. E sulla base di questo dobbiamo sperare e lottare per un mondo, e in particolare un Europa, liberi dalle paure e guidati dai sentimenti di gratuità e solidarietà dei cittadini e dei leader politici di oggi e di domani.

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 Giustizia Riparativa –lavori di gruppo con l’intervento di Francesco Occhetta e Fabrizio Urbano Neri

Cos’è la giustizia riaparativa?

È una modalità di ripensare la giustizia ponendo al centro del suo agire la vittima e il suo dolore e dunque lavorare affichè vittima (o famigliari di quest’ultima) e reo si incontrino per riparare e tentare di risolvere il conflitto tra le due parti.

Ciò che cambia radicalmente sono la visione della pena e del dolore per le quali ci si dovrà chiedere: chi è che soffre e qual è la causa della sofferenza? E chi deve essere guarito/rieducato?

La presa di coscienza di queste semplici considerazioni sono ciò che fa la differenza tra il capire e ammettere il proprio errore e l’incapacità di rendersi conto delle proprie azioni continuando a giustificarsi per i propri errori.

La distinzione tra bene e male è fondamentale e il non capirla impedirà sempre la ricostruzione dei rapporti e, molto più importante, la rieduzazione delle persone.

Un modello alternativo

 La giustizia rieducativa si concentra sull’aspetto psicologico del cambiamento della persona che commette il reato e la presa di coscienza del suo comportamento, affinchè chi ha causato la sofferenza ad altri sia in grado di interiorizzare sia il dolore della vittima sia il proprio dolore e trasformarlo col tempo nella consapevolezza di poter tornare a vivere da persona nuova.

I passaggi fondamentali si riassumono in cinque punti:

  1. Riconoscimento del reo della propria responsabilità davanti alla vittima e alla società
  2. Incontro con la vittima (o i famigliari)
  3. Interveno della società attraverso la figura del mediatore
  4. L’elaborazione della vittima della propria esperienza di dolore
  5. Individuazione della riparazione e ricomposizione di un oggetto o di una relazione

Dall’oggetto del reato l’attenzione si sposta sui soggetti e sulle loro vite che devono tornare ad essere vite piene e degne di essere vissute anche dopo lo strappo causato dal reato commesso.

Orizzonte Europa. Dalle radici ai populismi. Ecco l’abstract dell’incontro.

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È iniziato sabato 4 febbraio, il percorso di formazione alla vita sociale e politica, tenutasi presso la sede della prestigiosa rivista Civiltà Cattolica, dei padri gesuiti. La riflessione che quest’anno si vuole portare avanti riguarda il tema dell’Europa declinato in vari aspetti: la minaccia dei populismi, verso quale tipo di giustizia l’Europa si sta dirigendo, il fenomeno dell’immigrazione, lavoro e integrazione economica.

In questo primo incontro, si è affrontato il tema dell’Europa dalle radici alla minaccia dei populismi. Sono intervenuti la giornalista Eva Giovannini, inviata del programma Raitre Ballarò, del programma Raidue Annozero e La7 Piazza Pulita e Stefano Ceccanti, professore ordinario di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato e di Diritto Parlamentare presso l’Università La Sapienza.

Ad introduzione dei due interventi c’è stata la riflessione tenuta da padre Francesco Ochetta che ha ripreso le prime due regole sul discernimento scritte da Ignazio di Loyola nel 1523:

“Quando vai di male in peggio, il messaggero cattivo di solito ti propone piaceri apparenti facendoti immaginare piaceri e godimenti, perché tu persista e cresca nella tua schiavitù. Invece il messaggero buono adotta il metodo opposto: ti punge e rimorde la coscienza, per farti comprendere il tuo errore”.

“Quando ti impegni per uscire dal male e cerchi il bene, è proprio del messaggero cattivo bloccarti con rimorsi, tristezze, impedimenti, turbamenti immotivati che paiono motivatissimi, perché tu non vada avanti. È proprio invece del messaggero buono darti coraggio, forza, consolazioni, lacrime, ispirazioni e pace, rendendoti facili le cose e togliendoti ogni impedimento, perché tu vada avanti.”

La riflessione si è incentrata sui concetti di bene e male e su come si comportano le voci nemiche e le voci amiche, che vengono da Dio, quando si fa il bene e quando si fa il male. Alla base di ciò vi è il concetto di libertà che come giovani abbiamo il compito di coltivare e custodire per diventare delle persone in grado di prendere in mano il proprio futuro.

Eva Giovannini, ha iniziato il suo intervento ponendo quella che può essere considerata una domanda non scontata di questi tempi ovvero: “Cos’è questa Europa chiamata Europa?”. La risposta non è semplice e deve essere inquadrata sotto vari aspetti che, nel corso del suo intervento, si sono delineati attraverso il racconto del suo viaggio in sei paesi dell’Unione Europea a partire dal 2015. Un racconto, che si è centrato su quelli che sono i nuovi partiti emergenti e antieuropeisti. In Grecia ha visto l’ascesa del partito Alba Dorata che attinge i suoi voti da un bacino di persone disposte a votare chiunque pur di esprimere il proprio dissenso contro una politica che ha fatto pagare ai più deboli errori commessi dai propri governanti. Ci ha fatto notare come siano cambiati i vecchi schemi di destra e sinistra e come si sia favorito, invece, uno scontro su di un piano verticale tra Bruxelles (il nemico) e il popolo. Sulla stessa scia è riuscita ad ottenere molti consensi, in Francia, Marine Le Pain che ha saputo farsi espressione della rabbia e della paura di molti francesi. In Germania, si guarda con sospetto, invece, al neo nascente partito Pegida, che fa riferimento a ideologie nazionaliste e alla lotta all’integrazionismo. Ugualmente, in Ungheria, sta prendendo man forte un partito di estrema destra che utilizza guardie paramilitari per spedizioni punitive contro extracomunitari.  Basti pensare anche al fenomeno brexit in Inghilterra e al fenomeno Salvini in Italia che mostrano come vi sia effettivamente un malessere generale alla base e un crollo del sistema partitico tradizionale. Quello che sottolinea la Giovannini è come sia importante recuperare una propria identità europea che non deve assolutamente perdere di vista la battaglia a favore dei diritti umanitari, l’uguaglianza tra uomini e donne, il rispetto delle etnie e delle religioni. È una scelta non sempre scontata ma che è necessario fare se vogliamo costruire qualcosa di migliore.

16586665_10207545867994680_358473454_oIl professor Stefano Ceccanti parte dalla riflessione di Walzer, tratto da Esodo e Rivoluzione, in cui si mette in evidenza come la Terra Promessa sia un posto migliore ma non perfetto e che la strada che porta alla terra promessa passa attraverso il deserto, è quindi importante per raggiungerla unirsi e marciare insieme. Le sfide che portano a un’Europa unita sono complesse e non possono non tenere in considerazione molteplici difficoltà, non possono pensare all’unità se non attraverso la pluralità. Ceccanti, inoltre, fa riferimento al testo di De Gasperi “Nostra patria Europa”: in cui viene fatto l’elogio delle soluzioni imperfette, e di come sia importante basarsi e ragionare sull’etica delle soluzioni imperfette (la terra promessa non è infatti una terra perfetta). Il secondo aspetto a cui si fa riferimento in questo testo è l’importanza del camminare insieme per cercare di costruire un’idea multilaterale di Europa.

Il secondo punto su cui si è soffermato il professore riguarda gli aspetti sui quali i vari filoni populisti fanno il rovescio. Il primo è il filone dell’innocenza: saremmo tutti innocenti se non ci fosse un complotto di qualcuno, e gli ideatori di complotti sono entità variabili come i mercati, ad esempio. Ma, se non ci fossero questi complotti, vivremmo felici perché siamo persone senza contraddizioni: l’uomo è buono, è la società che lo corrompe (immigrati e mercati). Il secondo filone riguarda la promessa di unità senza pluralismo ovvero di una società compatta senza immigrati. Per unità si intende omogeneità.

Non solo i movimenti di oggi non riconoscono destra e sinistra in competizione tra loro ma riprendono modalità già adottate negli anni 30 in cui, alcuni partiti (nazismo), furono espressione della soppressione del pluralismo. In cui chi prende il potere prende tutto. Ciò è soprattutto vero in quei paesi provenienti dall’est-ovest che non hanno ben assimilato il concetto di pluralità e bipolarismo.

Ma dove è il punto di debolezza che facilita questi movimenti? La debolezza è uno scarto che si è venuto a creare tra i luoghi dove si decide la vita politica e i luoghi dove si vota. Infatti, la gran parte delle decisioni vengono prese a livello sovrannazionale. I partiti populisti risolvono questa contraddizione rinazionalizzando il tutto. Ma in un mondo globalizzato che si trova a dover competere con paesi come l’Asia e la Cina cosa può davvero decidere una singola nazione?

La soluzione potrebbe essere trovata nel rovesciare il ragionamento e ricomporre le fratture. Cercando di ricreare un meccanismo democratico europeo (“Europe First”).

L’ultimo aspetto da considerare riguarda la parte più concreta ovvero cercare di costruire qualcosa. In questo progetto emerge il problema del voler dare vita a un’unione politica federale: è un passaggio che non è possibile fare con 27 paesi, perché non tutti viaggiano alla stessa velocità, ma, allo stesso tempo, ciò non deve bloccare coloro che sono pronti a un passo di questo tipo. Quali sono quindi le condizioni politiche per fare questo passo? Nelle elezioni politiche dei tre grandi paesi influenti (Francia, Italia, Germania) è necessario che vincano quei partiti che abbiano un’ideologia di integrazione europea molto forte, solo  un’ allineamento politico di questo tipo può far sì che il progetto Europa possa diventare realtà.

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A seguito di questi interventi si è aperto un dibattito rispetto agli spunti dati dai relatori che ha portato a riflettere su diversi aspetti a partire da quali potrebbero essere le conseguenze dell’elezione di Trump per il mondo Europa alla posizione del Movimento 5 Stelle in Italia. Dopo una piccola pausa caffè la mattinata è proseguita con il lavoro di confronto all’interno dei laboratori in cui sono stati assegnati due temi: cercare di trovare dieci proposte a favore di un’Europa unita mentre, il secondo tema proposto, chiedeva di pensare dieci proposte contro un’Europa unita. Due gruppi hanno riflettuto sul primo e altri due gruppi sul secondo, a questo momento si è succeduto un confronto comune sui vari aspetti messi in risalto dai vari confronti. È stato interessante potersi confrontare e mettersi in gioco con altri ragazzi, cercando di trovare punti di unione su cui convergere nonostante ideologie differenti. La percezione avuta è che, nonostante questa Europa possa mostrare grandi difficoltà nel trovarsi realmente unita, c’è da parte di noi giovani una speranza che possa essere un mondo sul quale scommettere. È necessario però, riscoprire quei valori che hanno portato a volere così intensamente un’unione ed investire nelle nuove generazioni cercando di puntare su un’educazione scolastica, culturale e identitaria che possa essere portatrice di idee e di lotte comuni, non soltanto del trarre benefici economici reciproci. La giornata è terminata con il pranzo insieme.

Vorrei concludere con le parole di Papa Francesco in occasione del premio Carlo Magno:

“Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”
Vi ricordiamo che il prossimo incontro è a marzo!

Sara Lucariello

Orizzonte Europa. Dalle radici ai populismi.

Sabato 4 febbraio riparte la scuola di politica “Connessioni”. Tratteremo i fondamenti dell’Europa dalle radici ai populismi. L’Europa si trova in un’impasse, prigioniera tra movimenti anti europei ed euroconservatori. L’Europa dei padri fondatori ha ancora senso oggi? Di quale Europa sentiamo di aver bisogno? La democrazia funziona solo su basi nazionali? Cercheremo di an16114954_10154464472839107_2340631259107258789_nalizzare queste prospettive grazie agli interventi di Stefano Ceccanti, Professore ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato e di Diritto Parlamentare presso l’Università Sapienza di Roma e di Eva Giovannini, giornalista italiana, inviata del
programma di Raitre Ballarò. Ha collaborato con le trasmissioni televisive Annozero su Raidue e Piazzapulita su La7

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21 Maggio, Badaloni e don Longoni a CONnessioni

Quarto e penultimo appuntamento di CONnessioni, la scuola sociopolitica rivolta ai giovani delle Presidenze nazionali di associazioni cattoliche.

Penultima tappa del percorso “La comunicazione è politica” è l’incontro con il dottor Federico Badaloni e con don Fabiano Longoni.

 2070_a5WT4Federico Badaloni è architetto dell’informazione per il Gruppo Espresso: si occupa cioè della struttura, delle funzionalità, dell’usabilità e dei percorsi di navigazione nei siti del Gruppo Editoriale L’Espresso. Giornalista professionista, insegna in diversi master universitari e corsi di giornalismo, e condivide riflessioni e spunti sulla progettazione di siti e servizi online sul suo blog http://www.snodi.it. E’ laureato in antropologia culturale ed è compositore di colonne sonore nel tempo che resta. Il suo intervento avrà il titolo: “Dalla linea alla Rete”. Con lui potremo riflettere su quanto sia integrata la comunicazione del XXI secolo, e su come l’interazione tra i vari soggetti della comunicazione possa generare processi innovativi.

Don Fabiano Longoni è Direttore dell’Ufficio nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per i problemi sociali e il lavoro. Longoni-don-Fabio-web Sacerdote della diocesi di Venezia, ha conseguito la Licenza e il Dottorato in Scienze sociali e la specializzazione in Etica e Dottrina sociale della Chiesa presso l’Università Gregoriana di Roma. Collabora con diverse università come insegnante di Teologia Morale e con programmi sulla gestione etica d’azienda e l’impegno sociale. Il suo intervento si intitolerà: “Come e cosa la Chiesa italiana comunica nello spazio pubblico”. Con lui ci confronteremo sui messaggi che la Chiesa veicola in questo tempo, soprattutto in relazione alle tematiche di attualità civile.

L’incontro comincerà alle ore 9.15 presso la sede di Civiltà Cattolica, in via di Porta Pinciana,1.

E’ richiesta la prenotazione all’indirizzo: connessioni.formpol@gmail.com.

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