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Lavoro: il futuro oggi. di Michela di Trani

Intermediazione, comunità e comunicazione. Tre parole su cui riflettere per rilanciare la politica. Sono state consegnate nei giorni scorsi da Padre Francesco Occhetta ai giovani frequentanti del percorso di formazione politica CONnessioniORIZZONTE EUROPA-che si è tenuto a Roma presso la sede de La Civiltà Cattolica. Si è svolto l’ultimo di una serie di incontri, dibattiti e laboratori di politica che nella giornata del trentasettesimo anniversario dello Statuto dei lavoratori (20 maggio) ha dedicato uno spazio di riflessione al tema del lavoro.  “È il nostro contributo in vista della Settimana sociale dei cattolici italiani dedicata al lavoro (Cagliari, 26-29 ottobre)- ha dichiarato lo scrittore de La Civiltà Cattolica-prima di lasciarci per le pausa estiva”.

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“Possiamo rilanciare nella politica gli enti intermedi come portatori di istanze di una comunità? È la traccia di riflessione che il gesuita ha consegnato ai corsisti per le vacanze.

Il male della politica è nella crisi di rappresentanza. Il problema è come e chi rappresenta i cittadini. Non è nel discorso di Renzi o di Grillo o di un qualsivoglia leader politico, è ben più capillare. Si chiama populismo. Sta distruggendo l’Intermediazione, in quanto i cittadini parlano solo con il leader politico. Ma questa dimensione di popolo è una trappola, i cittadini sono influenzati, manipolati da leader forte del momento.  Occhetta ha spiegato che l’antidoto a questa ondata di populismo è la “Comunità”. È la seconda parola chiave.  È fatta di persone che non sono in competizione ma in relazione tra loro. La competizione distrugge gli individui. Contribuiscono invece  alla crescita mettendo a valore le loro potenzialità. La comunità cresce con parole inclusive. Ma laComunicazione, terza parola chiave, è la testimonianza. L’essere vale di più di ciò che si dice. Bisogna chiedersi pertanto chi si vuole essere, prima di muoversi in uno spazio politico. Comunicare se stessigenera populismo, che ha alla base il non rispetto delle idee degli altri. “Bastano piccole comunità di pensiero per produrre grandi flussi di pensiero. Lo dice la storia – ha concluso Occhetta- prima di passare la parola a Ciro Cafiero, avvocato giuslavorista, che ha parlato del lavoro del futuro partendo dalla genesi del lavoro.  Un percorso indietro nel tempo ha fatto l’avvocato Cafiero per spiegare che la quarta rivoluzione industriale, la cosiddetta “industria 4.0”, ha riportato la condizione del lavoratore ai primi dell’800,  ai tempi della pastorizia  o della bottega, in cui il luogo di lavoro coincideva l’abitazione, senza  vincoli di tempo e spazio. Lo smartworking o crowdworking sono forme di lavoro tramite le quali si entra in fabbrica da casa con uno smartphone in qualsiasi momento e parte del mondo. L’avvento dell’industria 4.0 ha reso il lavoro più precario smantellando i diritti dei lavoratori che hanno conquistato attraverso la prima rivoluzione, che si indentifica con l’introduzione della macchina a vapore e la seconda rivoluzione industriale, che si è conclusa nel 1970 con la promulgazione dello Statuto dei lavoratori. La macchina ha iniziato a sostituirsi all’uomo con la terza rivoluzione industriale, sino a giungere alla quarta rivoluzione. Nasce nel 2013 ufficialmente l’industria 4.0, sino allora non siparlava di intelligenza artificiale, tramite la quale uno stabilimento industriale è in grado di lavorare da solo, senza l’intervento dell’uomo. Una sfida continua dunque tra l’uomo e la macchina si è susseguita negli anni. Ma come può vincere l’uomo sulla macchina “La macchina sarà sempre più veloce dell’essere umano, – ha concluso l’avvocato Cafiero. Solo l’umano potrà competere e vincere sulla macchina. Intuizione, creatività, empatia e umanità sono i quattro elementi di cui l’uomo ha bisogno per vincere,che sono il riflesso di quelle attività che richiamano i vecchi mestieri. La rivoluzione tecnologica farà sparire i lavori ripetitivi non solo manuali ma anche intellettuali. Saranno richiesti lavori di servizio alla persona, all’ambiente e alla terra”.

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“E un momento sia di crisi, sia di cambiamento, ha aggiunto Alessandro Mazzullo, avvocato esperto del Terzo Settore, bisogna sviluppare capacità di adattamento al cambiamento, interpretare e intercettare le soluzioni che emergono”.

È in crisi la stessa idea di sviluppo economico, ha spiegato l’avv. Mazzullo.

Una certa teoria di mercato ripiegata sulla massimizzazione del profitto non è più valida, perché l’impresa non è avulsa dal sistema economico in cui opera.  Secondo l’economista Michael Porter è una strategia aziendale destinata a soccombere. In questo momento di crisi l’Italia ha bisogno di aprire nuove strade verso attività economiche rivolte a principi diversi dal puro profitto, senza  rinunciare a produrre valore economico.  L’impresa sociale, che ha come obiettivo la massimizzazione dell’impatto sociale con un vincolo di sostenibilità economica, è una di esse. L’obiettivo non è la massimizzazione di profitto, ma la creazione di valore che ha un effetto moltiplicativo. “Un impresa sociale – ha spiegato Mazzullo-che si occupa del reinserimento sociale ed economico del  detenuto, il quale costa Euro 200,00 al giorno allo Stato, riducendo la recidiva produce anche effetti positivi sul debito pubblico e sul Pil. Altra imminente sfida  è quella demografica. Il Paese è uno dei più vecchi al mondo. Si renderanno necessari servizi alla persona che prima erogava lo Stato e ora per problemi di debito pubblico non può più assicurare”.

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“La nostra sfida più grande- ha concluso PadreOcchetta- è prendere atto che il contesto sta cambiando. Non dobbiamo avere paura, ma incarnarci nei cambiamenti”.

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L’economia sociale di mercato, di Alessando Mazzullo

Manca davvero poco al prossimo incontro. Con l’Avv. Alessandro Mazzullo affronteremo il tema del terzo settore e dell’economia sociale di mercato. In preparazione al tema alleghiamo delle slide curate dall’Avv. Mazzullo.

Brevi note per il confronto

vi aspettiamo numerosi!

ore 9:15 presso la sede de La Civiltà Cattolica, via di Porta Pinciana n.1, Roma.

 

Orizzonte Europa. Lavoro: il futuro oggi.

 

Carissimi manca pochissimo al quarto ed ultimo incontro di Connessioni sull’Europa, sabato 20 maggio.

Approfondiremo l’evoluzione e le dinamiche del lavoro oggi, dalla formazione che viene richiesta alle nuove prospettive di sviluppo.

Grazie all’intervento dell’Avv. Ciro Cafiero, giuslavorista, avremmo modo di confrontarci su:

1) introduzione sul lavoro del ventunesimo secolo: genesi e battaglie sindacali;

2) effetto disintermediante della rivoluzione tecnologica e alterazione dei connotati della prestazione di lavoro;

3) smart – working e crowd work;

4) nuovi lavori e nuove competenze.

In allegato trovate anche un articolo dell’Avv. Cafiero che pone in luce in maniera chiara e dettagliata l’evoluzione del lavoro e come questo inciderà sulla vista dell’uomo.

Orizzonte Europa. Lavoro: il futuro oggi

Sabato 20 maggio ci ritroviamo a Civiltà Cattolica alle ore 9,15 per approfondire il rapporto tra Europa e lavoro.
L’incontro sarà tenuto da Ciro Cafiero, avvocato giuslavorista e da Alessandro Mazzullo, avvocato esperto del Terzo Settore. Insieme a loro approfondiremo cosa è cambiato nel mondo del lavoro, come formarsi, ma soprattutto come cercare e trovare lavoro.
Su questo tema sarà importante il contributo di tutti e mai come oggi è importante fare rete tra mondi vitali diversi e fecondi. Insomma, vale l’antico detto: l’unione fa la forza!
P. Occhetta terrà una breve introduzione sui (neo)populismi che sono nati in Europa. Poi lezione, lavori in gruppi e plenaria. Lo schema vincente non lo cambiamo.

Avvisi pratici:
– Iniziamo puntuali alle 9,15.
– Gestiremo fraternamente il pranzo, per cui se volete portare qualcosa da condividere sarà ben gradito.
– Dovremo organizzarci per la visita al Senato del 10 giugno e vi daremo tutti i dettagli, ci sta aiutando Marco Fornasiero.
Anche per questo incontro è importante iscriversi a connessioni.formpol@gmail.com

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Immigrazione. L’analisi e le proposte del Ministro Minniti

di Michela Di Trani

L’Africa specchio dell’Europa. Due terre dai destini connessi sul fenomeno epocale dell’immigrazione. Un gigantesco traffico di esseri umani mondiale in cui le democrazie dell’Unione Europea rischiano di perdere se stesse. Stroncarlo, senza perdere i connotati della democrazia, è la grande sfida che accompagnerà per un lungo periodo il futuro del Mediterraneo. L’Italia, dunque, dovrà giocare la sua partita sui flussi migratori fuori dai confini nazionali, in Africa centrale. È la stabilizzazione della Libia il punto chiave della gestione dell’immigrazione. Secondo l’Agenzia europea Frontex nel 2016, rispetto al 2015, i flussi della rotta balcanica occidentale e orientale sono diminuiti rispettivamente dell’86% e del 72%, mentre la rotta del mediterraneo centrale registra un aumento del 18%. Uno dei due confini europei, quello dell’Europa centrale, è pertanto fuori controllo. Qualcosa non ha funzionato, l’Europa non ha fatto tutto quello che avrebbe dovuto. È mancato un modello di integrazione. La sola accoglienza genera uno stato di emergenza che mettere a repentaglio la sicurezza dei Paesi. Sono alcuni dei punti fermi sul tema del fenomeno delle immigrazioni, posti dal Ministro Marco Minniti, il 22 aprile a Roma presso la sede de La Civiltà Cattolica, nell’ambito dei percorsi di formazioni politica CONnessioni–ORIZZONTE EUROPA- Immigrazione, sicurezza e integrazione, che ha dialogato con lo scrittore de La Civiltà Cattolica, P. Francesco Occhetta S.I. e il centinaio di giovani presenti.

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Fare l’equazione immigrazione e terrorismo è tecnicamente sbagliato, ha subito voluto sgomberare il campo il Ministro Minniti, spiegando che sarebbe anche in grado di dimostrarlo. Tuttavia, esiste un nesso tra mancata integrazione e terrorismo, basta osservare quello che è successo da Charlie Hedbo ai giorni nostri. Quelli che hanno compiuto gli atti terroristici, non vengono dalla Siria o dall’Iraq, sono francesi ed europei. Stanno venendo al pettine i nodi della assenza d’integrazione. Il quartiere Molenbeek nel cuore di Bruxelles con quelle caratteristiche è emblematico. L’ultimo attentato di Parigi realizzato 48 ore prima le elezioni presidenziali, che saranno cruciali per la Francia e per l’Europa ha un alto valore simbolico, secondo il Minniti. Lo stesso, posto in successione temporale con gli altri tre, che hanno colpito l’Europa negli ultimi tempi, a Berlino durante le festività natalizie, a Londra durante il questions time e a Stoccolma vicino al luogo dell’attentato del 2010, faemergere che non appartengono alla stessa regia, sono fatti da singoli e piccoli gruppi. Sono fatti che fanno intendere il livello della sfida, che non terminerà quando Islamic State sarà sconfitta militarmente. Secondo Minniti nei prossimi mesi si dovrà affrontare una eventuale rotta militare che non fermerà la parte terroristica. Islamic State ha costruito negli anni la più imponente regione straniera moderna del mondo. Una parte sarà sconfitta sul campo, l’altra parte tornerà per mettere in discussione i principi fondamentali delle democrazie europee. È questo il significato simbolico degli attentati durante le elezioni o i lavori parlamentari per il Ministro dell’Interno, si intende influire sulle elezioni con la paura. Una democrazia rischia di perdere se stessa a causa della paura, di essere più fragile. Alla sfida terroristica non si può reagire perdendo i connotati della democrazia. Una sfida complicata dunque di fronte alla quale emergono tutte le fragilità delle strutture multilaterali come l’Unione Europea e gli Stati Uniti.

L’Unione Europea è un ideale non bisogna abbandonare, tuttavia, non sfugge che sta attraversando una fase di scacco e una parte di questo scacco si giocherà nella sequenza di elezioni del 2017. Ciò che manca in Europa è la connessione tra i popoli e tra i temi delle agende nazionali dei singoli Paesi. L’immigrazione è uno di essi, per cui l’Europa non ha fatto ciò che avrebbe dovuto.

È necessario mettere a punto una prospettiva di governo dell’immigrazione del mediterraneo centrale che coniughi il principio dell’accoglienza e il principio della solidità della democrazia”. È l’assunto fondamentale del Ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti. Una democrazia regge solo se sono garantiti i diritti di chi è accolto e i diritti di chi accoglie. Il cuore della questione è in Africa centrale, se starà bene quel continente, lo sarà anche l’Europa. Esiste una connessione di destini che necessita una grande politica di sviluppo tra l’Europa e l’Africa, sul terreno del raffreddamento dei conflitti e delle crescita delle democrazie. In Africa c’è un grande problema di formazione di classi dirigenti che noi abbiamo proposto di formare in Italia. “Nasce da qui dunque l’ossessione con la quale abbiamo cercato di perseguire la stabilizzazione della Libia. Nel 2016 circa il 90% dei flussi migratori sono arrivati dalla Libia, all’inizio del 2017 la percentuale è arrivata al 97%, ma il dato è che tra loro non ci sono libici, per cui ho spiegato tecnicamente che i rimpatri forzati non si possono fare perché non sono libici”.

Diventa fondamentale per Minniti stabilizzare la Libia per stroncare il traffico illegale di esseri umani. Il governo dei flussi migratori dalla Libia consente meglio di affrontare il tema in Italia. “L’Italia ha fatto sforzi straordinari, ma se ci limitiamo all’accoglienza degli immigrati senza pensare all’integrazione, è in pericolo il futuro del nostro Paese. È necessario costruire un modello di integrazione, perché se posso spiegare tecnicamente che non c’è un nesso tra immigrazione e terrorismo, posso dire però che esiste una connessione tra mancata integrazione e terrorismo”.

L’immigrazione illegale è quella che porta tecnicamente all’emergenza. Per contrastarla è necessario un progetto politico, perché un Paese come l’Italia, che ha una grande democrazia, non può essere condannata a diventare hotspot del mediterraneo ha spiegato Minniti-. La politica è pensiero, è lo strumento per cambiare, se si allontanasse dal pensiero, non produrrebbe cambiamento”.

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E così nel nel tempio dei gesuiti il Ministro Minniti ha concluso il suo dialogo condividendo con i ragazzi dei percorsi di formazioni politicaCONnessioni–ORIZZONTE EUROPA il suo progetto politico di gestione dei flussi migratori: “Il progetto che ho in testa va oltre i confini nazionali e si regge su tre pilastri: accoglienza, integrazione e sicurezza”.In linea con alcune delle riflessioni di Padre Francesco Occhetta che nell’introdurre i lavori ha sottolineato che la politica ha bisogno di tornare a desiderare, perché la verità si costruisce sempre insieme, in dialogo tra diversi e non la si impone”.

Guarda il video della conferenza:

https://livestream.com/laciviltacattolica/CONnessioni-Aprile/videos/154699509

In dialogo con il Ministro dell’Interno, Marco Minniti

“È drammatico se la politica si separa dal pensiero, tuttavia può così apparire. È una strada in cui si perde perché la politica è in sè progetto e visione. Se si separa dal pensiero non ha ne progetto ne visione. [diventa] un’attività quotidiana che può naturalmente produrre in tempi limitati un consenso e tuttavia non produce cambiamento”. E Ancora “I muri sono fatti per essere abbattuti. É la storia dell’umanità”

Questo è l’incipit dell’intervento del Ministro Minniti, che vi consigliamo di riascoltare…

https://livestream.com/laciviltacattolica/CONnessioni-Aprile/videos/154699509

 

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