Europa e riforme

di Tommaso Galeotto

La mattinata di incontri e di lavoro del 19 gennaio, a cui hanno partecipato il prof. Giovanni Maria Flick, già Presidente della Corte Costituzionale, il prof. Francesco Clementi e l’avvocato Ciro Cafiero, è stata un intenso momento di riflessione, dialogo e confronto sull’Europa, per la quale, da qui a pochi mesi, saremo chiamati a votare.

Come sottolineava nel suo esordio il Prof. Clementi, quest’appuntamento per il rinnovo degli organi europei assume un volto nuovo, che forse mai in maniera così esplicita mostra il suo lato politico, nonché la necessità di affermare degli ideali, dei valori e di delineare un orizzonte per l’Europa di domani. Proprio rispetto a quest’ultimo punto, ciò che è emerso dalle riflessioni è la necessità di pensare ad un’Europa nel segno di un’economia al servizio dell’uomo e dei suoi valori di libertà e dignità, di una reale cooperazione e condivisione partendo dalle politiche monetarie fino ai temi della sicurezza, ed infine della centralità del lavoro come strumento cardine per la società e la persona.

Lo scenario che abbiamo di fronte oggi è senz’altro incerto, ma porta ancora dentro di sé delle premesse che, se fedelmente e coraggiosamente interpretate, possono svelarci quella che sarà l’Europa di domani. Tali premesse, come ben ricordava il Prof. Flick, non sono altro che le ragioni che hanno spinto i paesi europei nel dopoguerra a cooperare nel nome della pace e del ripudio di quella pagina così drammatica per l’umanità, segnata dal sangue di milioni di persone. Come però sottolineato dallo stesso Professore, perché un fatto come questo rimanga tale, nel suo valore, nella sua bontà ed efficacia, non basta che accada, ma necessita di essere continuamente riguadagnato. Non c’è oggi giornale o mezzo di comunicazione che non metta davanti ai nostri occhi la sofferenza di chi parte verso l’Europa alla ricerca di un futuro migliore e delle tante persone che, seppur nate in Occidente, soffrono dei drammi della povertà e delle disuguaglianze economiche e sociali. Tali questioni, come giustamente ammoniva il Prof. Flick, ci svelano che le crisi e i drammi possono forse cambiare volto ed entità, ma si ripresenteranno sempre se ciò che si era costruito per contravvenire ad essi verrà dato per scontato, snaturalizzato o addirittura considerato superfluo nel nome di un utopico nazionalismo.

Se dunque noi oggi non ripensiamo l’Europa e le sue ragioni guardando a queste sfide che abbiamo di fronte, rischiamo che questo progetto si sfaldi. Certamente ridisegnare l’Unione nella sua architettura e nella sua organicità si prospetta una sfida impegnativa e coraggiosa, ma la storia e i fatti che accadono davanti ai nostri occhi sembrano suggerirci che la direzione da prendere sia quella di un sistema più politico, partecipativo e che faccia della sua economia uno strumento al servizio dei popoli e non, invece, riprendendo un’efficace immagine del Prof. Flick, un altare a cui gli stessi popoli vengono sacrificati. Non si tratta dunque di distruggere, ma di ripensare un sistema e una scala di valori alla luce di quello che la storia ci insegna.

Come ben ricordava il Prof. Clementi, è chiaro che le questioni a cui ci troviamo di fronte nel nostro tempo sono diverse da quelle di settant’anni fa e indubbiamente non possiamo pensare di rispondere con le stesse modalità. Tuttavia, esse rappresentano una bussola che ci indica che cosa l’Europa non debba essere e verso quali orizzonti guardare. Lo stesso Prof. Clementi affermava come per ogni Stato concepirsi come un’isola sia una posizione del tutto utopica ed inefficace. È impensabile affrontare il mondo oggi al di fuori di una profonda cooperazione, vivendo l’illusione di una totale autosufficienza ed indipendenza. Tale percorso comune va però ridiscusso mettendo al centro la politica come perno della vita sociale ed economica dell’Unione, prendendo scelte coraggiose e radicalmente innovative, quali la costituzione di un bilancio comune dell’eurozona, facendo sì che sia la politica a governare l’economia creando condizioni eque e migliori per tutti.

Non si tratta di polarizzare la riflessione in chi crede nell’autonomia dell’economica e la politica come un ostacolo ad essa o viceversa, si tratta piuttosto di scommettere su una collaborazione attiva tra le due parti, facendo in modo che siano le persone a cogliere i frutti di tale cooperazione. Non c’è incontro pubblico in cui anche il Presidente Sergio Mattarella non ci ricordi come l’Europa non sia un comitato d’affari, bensì un’unione di popoli che condividono valori sociali e culturali. Inoltre, non possiamo dimenticare la centralità di temi quali la sicurezza e il lavoro. Sempre secondo il Prof. Clementi, l’istituzione di un’intelligence comune sembra essere un percorso inevitabile per una miglior efficacia nella difesa e nello studio e archivio di dati ed informazioni cruciali per la nostra sicurezza in Europa. Per quanto riguarda il lavoro, il giuslavorista Ciro Cafiero ci ricordava la necessità del ruolo che esso svolge nelle nostre società, non solo come fonte produttiva, ma anche come strumento di coesione sociale e di realizzazione collettiva e personale, confermandosi ancora una volta come elemento di presenza costante nelle nostre vite, seppur scolpito, nelle forme e nella sua praticità, dai cambiamenti nel tempo. È grazie al lavoro che l’uomo si riconosce come tale e come membro di una comunità. È attraverso il lavoro che le persone possono progettare il loro futuro, decidendo di creare una famiglia e contribuendo così al sostentamento della società. Tuttavia, non si può certo negare, come sottolineava l’avvocato Cafiero, che il lavoro fronteggia oggi una grande trasformazione grazie alla tecnologia, alla rete e ad un orizzonte che ormai è globale.

Senz’altro occorrerà ripensare le forme di tutela del lavoratore, come anche il lavoro stesso. Ad ogni modo, l’uomo difficilmente rinuncerà al lato empatico e prettamente umano che esso può dare e che la macchina non è in grado di trasmettere e donare. Il lavoro si pone dunque come uno strumento di realizzazione dell’uomo. Rubando le parole all’avvocato Cafiero, esso è fatica ma anche conseguimento di ciò che si desidera. Dunque, è proprio da queste sfide che bisogna ripartire per costruire l’Europa, ricercando quelle premesse della nostra storia che evocavamo all’inizio, le quali forse non ci daranno risposte dirette, ma senz’altro ci orienteranno verso la direzione da seguire. Ecco come il tema dell’eredità che abbiamo ricevuto e di come essa si possa spendere oggi si pone come una sfida cruciale per l’Europa e per tutti noi. Spetta a noi testimoniare l’Europa, raccontandola e portandola alla portata di tutti, assumendoci la responsabilità della sfida entusiasmante di costruire, rinnovare e prendersi cura del luogo in cui settant’anni fa si è deciso di stare.

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