Promesse elettorali e debito

di Rosalba Famà

Nell’ambito del c.d. semestre europeo[1] che mira a coordinare le politiche economiche e di bilancio dei Paesi UE, lo scorso 15 ottobre è iniziato il confronto tra Bruxelles e Roma con l’invio da parte del Ministro dell’economia Giovanni Tria del Documento Programmatico di Bilancio[2] alla Commissione Europea.

LO SCENARIO EUROPEO – A partire dal 1997 l’Unione Europea ha varato il Patto di Stabilità e crescita[3], consistente in una serie di regole volte a rafforzare la serietà degli Stati rispetto ai propri debiti. I due pilastri da rispettare sono la soglia del 3% del PIL per l’indebitamento netto e il 60% nel rapporto debito/PIL.  A seguito della crisi economica, i Paesi dell’area euro hanno adottato il Fiscal Compact. Quest’ultimo è un trattato internazionale conclusosi al di fuori della cornice europea, che, oltre ad integrare alcune regole già presenti nel Patto di stabilità, introduce il principio del “pareggio di bilancio”. Con il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione Economica e monetaria (ossia il Fiscal Compact), gli Stati si sono impegnati ad introdurre con legge costituzionale il principio del pareggio di bilancio. In Italia il recepimento è avvenuto tramite l’adozione della legge costituzionale 1 del 2012 che ha introdotto il principio in quattro articoli della Costituzione (81, 97, 117 e 119). Gli obblighi assunti dagli Stati nell’ambito delle politiche di bilancio non sono dunque una novità per il nostro Paese, ma presentano una storia quasi ventennale.  Essi hanno la funzione di assicurare una maggiore coesione e convergenza tra le economie degli Stati dell’Unione, nonché evitare situazioni di sovraindebitamento. Porta la firma di Giorgia Meloni la proposta di riforma costituzionale con la quale si intende eliminare i riferimenti all’UE presenti nella Costituzione italiana. La parlamentare lancia l’appello a liberarsi dalla “sottomissione UE”. Ma occorre ricordare che l’Italia si avvantaggia della partecipazione all’Unione, anche in termini economici, avendo percepito nel 2017 2,7 miliardi di euro netti, che si sono tradotti in investimenti strategici per la crescita. 

LA SITUAZIONE ITALIANA – Il debito pubblico italiano ammonta a circa il 130% (131,2) del PIL, questo significa che su ogni italiano (lavoratore o non che sia) graverebbe un debito di 37000 euro. Le regole europee appena menzionate prevedono che qualora il rapporto tra il debito e il PIL superi il 60 % (come nel caso dell’Italia) gli Stati si impegnino a ridurlo gradualmente di 1/20 l’anno (ossia del 3%), questo in un’ottica di una progressiva riduzione del debito. Per quanto riguarda il deficit, i le regole europee prevedono come massimo livello di disavanzo pubblico lo 0.5 del PIL. L’Italia finora è stata sottoposta al trattamento del c.d. “braccio preventivo” riservato a quegli Stati che non sono soggetti a procedure di disavanzo eccessivo. Viceversa si parla di c.d. “braccio correttivo” qualora un Paese incorra in un iter per disavanzo eccessivo. 

IL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO – Il documento presentato dall’Italia lo scorso 15 ottobre prevede una politica fiscale c.d. espansiva con un deficit portato al 2,4 %[4] che non rispecchia i parametri concordati con l’Italia stessa in occasione del Consiglio del 13 luglio 2018. La linea portata avanti dal Ministero dell’economia è che queste politiche espansive favorirebbero la ripresa economica in corso, portando la crescita del PIL ad un + 1,5% nel 2019 e + 1,6% nel 2020. Ma in cosa si andrà a tradurre questa maggior spesa pubblica? Esattamente a finanziare le promesse fatte in campagna elettorale ossia, il mancato aumento dell’IVA (sterilizzazione) previsto per il 2019 (già previsto dalla legge come clausola di salvaguardia), un aumento degli investimenti pubblici, il pensionamento anticipato a 62 anni ( c.d. quota cento), l’introduzione di un reddito di cittadinanza per gli adulti inattivi o disoccupati, un condono fiscale.

IL BOTTA E RISPOSTA ROMA-BRUXELLES – Il Commissario europeo Pierre Moscovici, responsabile per gli affari economici, in una lettera congiunta con Valdis Dombrovskis, vice-presidente della Commissione Europea, del 18 ottobre ha indicato al Ministro Tria le ragioni per le quali i piani dell’Italia configurano “una violazione grave e manifesta delle raccomandazioni adottate dal Consiglio ai sensi del Patto di Stabilità e Crescita per il 2019”. La Commissione ha sottolineato che lo sforamento dei parametri raccomandati unitamente al mancato rispetto dell’impegno di riduzione del debito sembrerebbero configurare “un’inosservanza particolarmente grave degli obblighi di politica finanziaria definiti nel patto di Stabilità e Crescita”.

Il 22 ottobre il Ministro Tria ha dato spiegazioni circa il contenuto della manovra, giustificando le ragioni per le quali si è scelto di posticipare il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine relativo al saldo strutturale al 2022. Il Ministro ha difeso la linea adottata sostenendo che sulla base delle stime, l’aumento degli investimenti favorirebbe la ripresa economica.

Il giorno seguente la Commissione ha fornito il suo parere sul documento programmatico di bilancio dell’Italia con contestuale richiesta al Paese di presentare un documento programmatico di bilancio riveduto. In altre parole, non sono bastate le rassicurazioni del Ministro Tria a placare le perplessità sorte dall’analisi del documento da parte della Commissione. Anzi, in questa seconda lettera la Commissione esprime un giudizio molto chiaro: le riforme strutturali indicate non sembrano possedere tale qualifica; la possibilità di un pensionamento anticipato rappresenterebbe un passo indietro rispetto alle precedenti riforme pensionistiche (legge Fornero) a supporto della sostenibilità a lungo termine del consistente debito italiano; l’introduzione di un condono fiscale, considerando gli attuali bassi livelli di adempimento degli obblighi fiscali andrebbe a premiare condotte non conformi alle regole. Altri dubbi sono stati sollevati anche riguardo alle proiezioni eccessivamente positive ed eventuali rischi di ribasso delle stime.

LA RISPOSTA DEI MERCATI – Se non convince la riposta degli “eurocrati” di Bruxelles, sicuramente i mercati hanno fatto sentire la loro voce facendo crollare la borsa di Milano e salire lo spread vertiginosamente (quota 312 il 26 ottobre).  Lo spread[5] si traduce nel “costo” del debito pubblico ed è un elemento da non sottovalutare, poiché agitare i mercati (talvolta anche con i toni usati) significa alzarlo[6].

L’agenzia di rating Moody’s con una decisione del 20 ottobre ha declassato il rating dell’Italia da Baa2 a Baa3 con outlook stabile. Si tratta dell’“ultimo gradino” del c.d. investment grade. Sotto a questa valutazione il nostro debito sarà considerato Junk- spazzatura (High yield, ad alto rendimento poiché rischioso). Nella serata del 26 ottobre anche l’agenzia Standard&Poor’s ha pronunciato il suo giudizio sull’Italia, confermando un BBB con outlook negativo e sostenendo che “Il piano economico del Governo rischia di indebolire la performance di crescita dell’Italia”.

IL PANORAMA INTERNAZIONALE – Rispetto al quadro internazionale occorre distinguere il lato UE e quello extra UE. Il fronte europeo appare compatto a sostegno dell’azione della Commissione Europea, da Angela Merkel, che si sarebbe sentita in bilaterale con Junker a Kurtz, che nonostante la linea sovranista comune con Salvini, non offre sconti alla Penisola sul lato del bilancio. La BCE di Mario Draghi rimane in una fase di osservazione, pur non escludendo del tutto il rischio contagio per gli altri Paesi, auspicando il “buon senso” e lasciando intendere che questa situazione di incertezza genera la sofferenza delle banche per l’esposizione al debito.

Il Premier Conte vola dal Cremlino alla Casa Bianca e raccoglie dichiarazioni dai Capi di Stato più potenti del mondo, nella speranza che rassicurino i mercati e per posizionare l’Italia ancora una volta in una posizione cruciale rispetto allo scacchiere globale.  

PROSSIMI PASSI – La risposta del 23 ottobre da parte della Commissione rappresenta la contestazione formale del progetto di bilancio italiano presentato. L’Italia entro il 13 novembre dovrà “mettere mano” alla manovra inviando alla Commissione il testo riveduto; quest’ultima il 21 novembre fornirà un parere finale.

Altri elementi saranno da monitorare: la pubblicazione delle nuove proiezioni economiche della Commissione Europea e la reazione dei mercati a seguito del giudizio dell’agenzia Standard&Poor’s di venerdì 26 ottobre. Basterà abbassare il deficit dello 0.2% per calmare i mercati? Si domanda il Ministro Tria. Secondo il Ministro infatti ad agitarli è soprattutto l’incertezza che grava sul Paese che sembra puntare alle prossime europee, creando un clima di scontro frontale con l’UE, anche a costo di vedersi applicate le sanzioni per il mancato rispetto degli accordi.

Ma in fondo, lo 0.5%[7] del PIL sembra un prezzo adeguato per una campagna elettorale così importante, nella consapevolezza che a pagarlo, anche questa volta saranno i comuni cittadini. 

Bibliografia

Documento Programmatico di Bilancio 2019

https://www.agi.it/economia/manovra_tria_draghi_spread-4540435/news/2018-10-27/

https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-10-23/la-commissione-europea-respinge-manovra-italiana-non-era-mai-successo-124441.shtml?uuid=AETKcCUG

https://www.repubblica.it/economia/2018/10/23/news/manovra_bocciata_ecco_le_prossime_tappe_dello_scontro_con_bruxelles-209724936/?ref=RHPPLF-BL-I0-C8-P1-S3.4-T1

Il Corriere della Sera, edizione del 25 ottobre 2018

La Repubblica, edizione del 25 ottobre 2018

Lettera del Commissario Moscovici al Ministro Tria del 18 ottobre 2018 https://www.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/_Oggetti_Embedded/Documenti/2018/10/23/2019_dbp_commission_letter_it_20181023_it.pdf

Lettera del Ministro Tria del 22 ottobre 2018 http://www.altalex.com/~/media/altalex/allegati/2018/allegati%20free/lettera_ministro_tria_alla_commissione_22-10-2018%20pdf.pdf

Parere della Commissione del 23 ottobre 2018 https://www.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/_Oggetti_Embedded/Documenti/2018/10/23/2019_dbp_opinion_it_it.pdf

https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-10-26/kurz-manovra-cambiare-l-italia-non-puo-diventare-seconda-grecia-094021.shtml?uuid=AE8SHBWG


[1] Il Semestre europeo rientra nella governance economica dell’Unione Europea e consiste in un ciclo di coordinamento tra le politiche di bilancio nell’ambito dell’Unione Europea. È una fase di dialogo tra i Governi Nazionali e le Istituzioni Europee in cui gli Stati manifestano come intendono allineare le rispettive politiche economiche e di bilancio alla disciplina di bilancio comunitaria. Oggetto del coordinamento sono le riforme strutturali, le politiche di bilancio e la prevenzione degli squilibri macroeconomici.  

[2] Il Documento Programmatico di Bilancio è una proiezione della situazione economica di un Paese relativa all’anno successivo che gli Stati devono inviare alla Commissione Europea e all’Eurogruppo entro il 15 ottobre di ogni anno. L’istituto è stato introdotto nel 2013 come strumento di monitoraggio delle politiche di bilancio dei Paesi dell’area euro (19 Paesi). Quest’anno è stato presentato da Giovanni Tria, Ministro dell’Economia Italiana e prevede al suo interno: il quadro macroeconomico e la politica fiscale, il piano delle riforme strutturali, nonché una serie di tabelle riportanti i dati sui quali le proiezioni si basano e le note metodologiche.

[3] Il Patto di Stabilità e crescita è costituito dalla Risoluzione del Consiglio Europeo del 17 giugno 1997 e da due regolamenti attuativi 1466 e 1467 del 1999. È stato oggetto di interventi sia nel 2005 che nel 2011.  

[4] Si noti che nel 2017 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche italiano ha raggiunto il 2,4% del PIL; per il 2018 il Documento Programmatico di bilancio in esame prevede un disavanzo del 1,8% (comunque al di sopra di quanto previsto dal programma di stabilità dell’aprile 2018 che era dell’1,6%)

[5] Lo spread – dall’inglese letteralmente differenza – indica la differenza dei rendimenti tra titoli emessi da diversi stati a lunga scadenza. Per l’Italia si prende come riferimento il btp italiano e il bund tedesco decennale.  

[6] La spesa per interessi dell’Italia nel 2017 è ammontata a circa 65,5 miliardi di euro, pari a 3,8% del PIL, lo stesso ammontare di risorse destinate all’istruzione.

[7] È il valore stimato delle sanzioni UE.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close