Quale giustizia nell’orizzonte Europa. Ecco l’abstract dell’incontro.

 

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Quale giustizia nell’orizzonte Europa –dialogo con Franco Roberti

 

L’ospite Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ci parla di Giustizia Europea Comune per affrontare il terrorismo e per sconfiggere il pericoloso rapporto tra mafia e immigrazione.

Punto centrale dell’intervento è la necessità di creare un un Corpus Iuris di norme europee per superare la difficoltà dei rapporti odierni tra ordinamenti giuridici differenti dei paesi dell’unione, che al momento attuale rallentano le operazioni e le indagini antiterroristiche, minando alla sicurezza dei cittadini europei.

La cooperazione internazionale è il primo punto da affrontare nella lotta al terrorismo e per questo l’europa ha un bisogno concreto  di creare una Costituzione Europea basato sui principi di

 

Dignità

Uguaglianza

Giustizia

Cittadinanza

Libertà

Solidarietà

 

“Il principio –commenta il procuratore- è il ponte tra il valore e la regola” e proprio per questo è così imporante lavorare insieme per garantire una giustizia chiara ai cittadini dell’unione europea.

La cooperazione è l’unica soluzione alla lotta al terrorismo, contrapposta alla tendenza attuale ad innalzare muri e creare sentimenti di odio, repressione e chiusura che non alimentano altro che l’insicurezza e il dubbio di trovarsi in una comunità nella quale valga la pena vivere da cittadini liberi. L’unione europea, nata per condividere con gli stati membri i sani principi di libertà e cooperazione tra popoli, deve farsi carico dell’importante compito di ridare ai suoi cittadini la sicurezza per sentirsi liberi all’interno della propria comunità.

 Scrive infatti Roberti nel suo libro Il contrario della paura: “diventa una priorità spiegare perché è necessario non avere paura: continuare a uscire, viaggiare, frequentare cinema e concerti significa lottare contro i terroristi, il cui unico obiettivo è privarci delle nostre libertà.”

Nella lotta al terrorismo assume un grande rilevanza anche la lotta alla mafia e alle associazioni criminali organizzate: il modus operandi di queste ultime è quello con cui anche lo stato islamico si muove: occupazione violenta di territori e mercati, traffici di droga e armi e riciclaggio sono i mezzi che finanziano più di tutti gli attacchi terroristici. È facile immaginare quanto l’attività subdola della mafia sia implicata nell’alimentazione di questi traffici e nei rapporti con gruppi terroristici.

La criminalità organizzata e l’illegalità sono le catene che bloccano il nostro diritto di sentirci cittadini liberi di non provare più paura e di potersi muovere in un mondo più sicuro e responsabile.

Spesso strategie politiche ed economiche alimentano la falsa credenza che la parola immigrazione coincida col termine terrorismo, ma i fatti sostengono chiaramente la poca veridicità di tale pensiero: i cosiddetti terroristi sono in diversi casi già cittadini europei, spesso radicalizzatti DOPO il loro ingresso nel suolo della UE.

Mafia e terrorismo si presentano spesso come le uniche alternative ad una vita di povertà, incertezze e disperazione di chi scappa da guerre, povertà e distruzione.

“La verità è il contrario della paura”. E sulla base di questo dobbiamo sperare e lottare per un mondo, e in particolare un Europa, liberi dalle paure e guidati dai sentimenti di gratuità e solidarietà dei cittadini e dei leader politici di oggi e di domani.

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 Giustizia Riparativa –lavori di gruppo con l’intervento di Francesco Occhetta e Fabrizio Urbano Neri

Cos’è la giustizia riaparativa?

È una modalità di ripensare la giustizia ponendo al centro del suo agire la vittima e il suo dolore e dunque lavorare affichè vittima (o famigliari di quest’ultima) e reo si incontrino per riparare e tentare di risolvere il conflitto tra le due parti.

Ciò che cambia radicalmente sono la visione della pena e del dolore per le quali ci si dovrà chiedere: chi è che soffre e qual è la causa della sofferenza? E chi deve essere guarito/rieducato?

La presa di coscienza di queste semplici considerazioni sono ciò che fa la differenza tra il capire e ammettere il proprio errore e l’incapacità di rendersi conto delle proprie azioni continuando a giustificarsi per i propri errori.

La distinzione tra bene e male è fondamentale e il non capirla impedirà sempre la ricostruzione dei rapporti e, molto più importante, la rieduzazione delle persone.

Un modello alternativo

 La giustizia rieducativa si concentra sull’aspetto psicologico del cambiamento della persona che commette il reato e la presa di coscienza del suo comportamento, affinchè chi ha causato la sofferenza ad altri sia in grado di interiorizzare sia il dolore della vittima sia il proprio dolore e trasformarlo col tempo nella consapevolezza di poter tornare a vivere da persona nuova.

I passaggi fondamentali si riassumono in cinque punti:

  1. Riconoscimento del reo della propria responsabilità davanti alla vittima e alla società
  2. Incontro con la vittima (o i famigliari)
  3. Interveno della società attraverso la figura del mediatore
  4. L’elaborazione della vittima della propria esperienza di dolore
  5. Individuazione della riparazione e ricomposizione di un oggetto o di una relazione

Dall’oggetto del reato l’attenzione si sposta sui soggetti e sulle loro vite che devono tornare ad essere vite piene e degne di essere vissute anche dopo lo strappo causato dal reato commesso.

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