Orizzonte Europa. Dalle radici ai populismi. Ecco l’abstract dell’incontro.

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È iniziato sabato 4 febbraio, il percorso di formazione alla vita sociale e politica, tenutasi presso la sede della prestigiosa rivista Civiltà Cattolica, dei padri gesuiti. La riflessione che quest’anno si vuole portare avanti riguarda il tema dell’Europa declinato in vari aspetti: la minaccia dei populismi, verso quale tipo di giustizia l’Europa si sta dirigendo, il fenomeno dell’immigrazione, lavoro e integrazione economica.

In questo primo incontro, si è affrontato il tema dell’Europa dalle radici alla minaccia dei populismi. Sono intervenuti la giornalista Eva Giovannini, inviata del programma Raitre Ballarò, del programma Raidue Annozero e La7 Piazza Pulita e Stefano Ceccanti, professore ordinario di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato e di Diritto Parlamentare presso l’Università La Sapienza.

Ad introduzione dei due interventi c’è stata la riflessione tenuta da padre Francesco Ochetta che ha ripreso le prime due regole sul discernimento scritte da Ignazio di Loyola nel 1523:

“Quando vai di male in peggio, il messaggero cattivo di solito ti propone piaceri apparenti facendoti immaginare piaceri e godimenti, perché tu persista e cresca nella tua schiavitù. Invece il messaggero buono adotta il metodo opposto: ti punge e rimorde la coscienza, per farti comprendere il tuo errore”.

“Quando ti impegni per uscire dal male e cerchi il bene, è proprio del messaggero cattivo bloccarti con rimorsi, tristezze, impedimenti, turbamenti immotivati che paiono motivatissimi, perché tu non vada avanti. È proprio invece del messaggero buono darti coraggio, forza, consolazioni, lacrime, ispirazioni e pace, rendendoti facili le cose e togliendoti ogni impedimento, perché tu vada avanti.”

La riflessione si è incentrata sui concetti di bene e male e su come si comportano le voci nemiche e le voci amiche, che vengono da Dio, quando si fa il bene e quando si fa il male. Alla base di ciò vi è il concetto di libertà che come giovani abbiamo il compito di coltivare e custodire per diventare delle persone in grado di prendere in mano il proprio futuro.

Eva Giovannini, ha iniziato il suo intervento ponendo quella che può essere considerata una domanda non scontata di questi tempi ovvero: “Cos’è questa Europa chiamata Europa?”. La risposta non è semplice e deve essere inquadrata sotto vari aspetti che, nel corso del suo intervento, si sono delineati attraverso il racconto del suo viaggio in sei paesi dell’Unione Europea a partire dal 2015. Un racconto, che si è centrato su quelli che sono i nuovi partiti emergenti e antieuropeisti. In Grecia ha visto l’ascesa del partito Alba Dorata che attinge i suoi voti da un bacino di persone disposte a votare chiunque pur di esprimere il proprio dissenso contro una politica che ha fatto pagare ai più deboli errori commessi dai propri governanti. Ci ha fatto notare come siano cambiati i vecchi schemi di destra e sinistra e come si sia favorito, invece, uno scontro su di un piano verticale tra Bruxelles (il nemico) e il popolo. Sulla stessa scia è riuscita ad ottenere molti consensi, in Francia, Marine Le Pain che ha saputo farsi espressione della rabbia e della paura di molti francesi. In Germania, si guarda con sospetto, invece, al neo nascente partito Pegida, che fa riferimento a ideologie nazionaliste e alla lotta all’integrazionismo. Ugualmente, in Ungheria, sta prendendo man forte un partito di estrema destra che utilizza guardie paramilitari per spedizioni punitive contro extracomunitari.  Basti pensare anche al fenomeno brexit in Inghilterra e al fenomeno Salvini in Italia che mostrano come vi sia effettivamente un malessere generale alla base e un crollo del sistema partitico tradizionale. Quello che sottolinea la Giovannini è come sia importante recuperare una propria identità europea che non deve assolutamente perdere di vista la battaglia a favore dei diritti umanitari, l’uguaglianza tra uomini e donne, il rispetto delle etnie e delle religioni. È una scelta non sempre scontata ma che è necessario fare se vogliamo costruire qualcosa di migliore.

16586665_10207545867994680_358473454_oIl professor Stefano Ceccanti parte dalla riflessione di Walzer, tratto da Esodo e Rivoluzione, in cui si mette in evidenza come la Terra Promessa sia un posto migliore ma non perfetto e che la strada che porta alla terra promessa passa attraverso il deserto, è quindi importante per raggiungerla unirsi e marciare insieme. Le sfide che portano a un’Europa unita sono complesse e non possono non tenere in considerazione molteplici difficoltà, non possono pensare all’unità se non attraverso la pluralità. Ceccanti, inoltre, fa riferimento al testo di De Gasperi “Nostra patria Europa”: in cui viene fatto l’elogio delle soluzioni imperfette, e di come sia importante basarsi e ragionare sull’etica delle soluzioni imperfette (la terra promessa non è infatti una terra perfetta). Il secondo aspetto a cui si fa riferimento in questo testo è l’importanza del camminare insieme per cercare di costruire un’idea multilaterale di Europa.

Il secondo punto su cui si è soffermato il professore riguarda gli aspetti sui quali i vari filoni populisti fanno il rovescio. Il primo è il filone dell’innocenza: saremmo tutti innocenti se non ci fosse un complotto di qualcuno, e gli ideatori di complotti sono entità variabili come i mercati, ad esempio. Ma, se non ci fossero questi complotti, vivremmo felici perché siamo persone senza contraddizioni: l’uomo è buono, è la società che lo corrompe (immigrati e mercati). Il secondo filone riguarda la promessa di unità senza pluralismo ovvero di una società compatta senza immigrati. Per unità si intende omogeneità.

Non solo i movimenti di oggi non riconoscono destra e sinistra in competizione tra loro ma riprendono modalità già adottate negli anni 30 in cui, alcuni partiti (nazismo), furono espressione della soppressione del pluralismo. In cui chi prende il potere prende tutto. Ciò è soprattutto vero in quei paesi provenienti dall’est-ovest che non hanno ben assimilato il concetto di pluralità e bipolarismo.

Ma dove è il punto di debolezza che facilita questi movimenti? La debolezza è uno scarto che si è venuto a creare tra i luoghi dove si decide la vita politica e i luoghi dove si vota. Infatti, la gran parte delle decisioni vengono prese a livello sovrannazionale. I partiti populisti risolvono questa contraddizione rinazionalizzando il tutto. Ma in un mondo globalizzato che si trova a dover competere con paesi come l’Asia e la Cina cosa può davvero decidere una singola nazione?

La soluzione potrebbe essere trovata nel rovesciare il ragionamento e ricomporre le fratture. Cercando di ricreare un meccanismo democratico europeo (“Europe First”).

L’ultimo aspetto da considerare riguarda la parte più concreta ovvero cercare di costruire qualcosa. In questo progetto emerge il problema del voler dare vita a un’unione politica federale: è un passaggio che non è possibile fare con 27 paesi, perché non tutti viaggiano alla stessa velocità, ma, allo stesso tempo, ciò non deve bloccare coloro che sono pronti a un passo di questo tipo. Quali sono quindi le condizioni politiche per fare questo passo? Nelle elezioni politiche dei tre grandi paesi influenti (Francia, Italia, Germania) è necessario che vincano quei partiti che abbiano un’ideologia di integrazione europea molto forte, solo  un’ allineamento politico di questo tipo può far sì che il progetto Europa possa diventare realtà.

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A seguito di questi interventi si è aperto un dibattito rispetto agli spunti dati dai relatori che ha portato a riflettere su diversi aspetti a partire da quali potrebbero essere le conseguenze dell’elezione di Trump per il mondo Europa alla posizione del Movimento 5 Stelle in Italia. Dopo una piccola pausa caffè la mattinata è proseguita con il lavoro di confronto all’interno dei laboratori in cui sono stati assegnati due temi: cercare di trovare dieci proposte a favore di un’Europa unita mentre, il secondo tema proposto, chiedeva di pensare dieci proposte contro un’Europa unita. Due gruppi hanno riflettuto sul primo e altri due gruppi sul secondo, a questo momento si è succeduto un confronto comune sui vari aspetti messi in risalto dai vari confronti. È stato interessante potersi confrontare e mettersi in gioco con altri ragazzi, cercando di trovare punti di unione su cui convergere nonostante ideologie differenti. La percezione avuta è che, nonostante questa Europa possa mostrare grandi difficoltà nel trovarsi realmente unita, c’è da parte di noi giovani una speranza che possa essere un mondo sul quale scommettere. È necessario però, riscoprire quei valori che hanno portato a volere così intensamente un’unione ed investire nelle nuove generazioni cercando di puntare su un’educazione scolastica, culturale e identitaria che possa essere portatrice di idee e di lotte comuni, non soltanto del trarre benefici economici reciproci. La giornata è terminata con il pranzo insieme.

Vorrei concludere con le parole di Papa Francesco in occasione del premio Carlo Magno:

“Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”
Vi ricordiamo che il prossimo incontro è a marzo!

Sara Lucariello

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