Legge elettorale e nuovo Senato: a che punto siamo?

di Gioele Anni.

Il professor Ceccanti s’interrompe nel mezzo della riflessione sul sistema elettorale. Sbircia lo schermo che mostra l’aula di Montecitorio: lo spoglio è iniziato da poco e i voti per Mattarella sono già in tripla cifra. «Qui c’è un consenso ampio, va verso i 700». Il pronostico si realizza, nel salone di Villa Malta risuona un lungo applauso: abbiamo il nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

I giovani delle Presidenze delle associazioni cattoliche tornano a riunirsi nella sede di Civiltà Cattolica, accompagnati da padre Francesco Occhetta S.J. per un nuovo anno di incontro, studio, dialogo. Ci eravamo lasciati a maggio con la visita al Senato, discutendo proprio della riforma della seconda Camera del Parlamento. Otto mesi dopo, il processo di riforme istituzionali prosegue. La revisione del Senato deve ricevere il secondo ok dall’aula della Camera: tornerà poi al Senato, e quindi di nuovo alla Camera per completare le quattro letture previste dalla Costituzione. Più spedito il cammino della legge elettorale, il cosiddetto Italicum: ottenuto da pochi giorni l’ok del Senato, manca solo il passaggio finale a Montecitorio.

Legge elettorale e riforma del Senato sono i temi che approfondiamo con l’aiuto prezioso di Stefano Ceccanti e Alessandro Goracci, amici di “Pensare politicamente”. Il prof. Ceccanti si concentra sulla legge elettorale, ripercorrendo anzitutto la storia del nostro sistema di voto. Dopo il proporzionale puro della Costituente e della prima Camera, la riforma del ’53 voleva garantire una curvatura maggioritaria al sistema in un contesto segnato dalla presenza di 3 forze (la sinistra filosovietica, il centro e la destra monarchica) per principio non coalizzabili. Ma nel ’56, dopo i fatti di Budapest, la maggioranza del PSI passa nel campo filoccidentale: le coalizioni con i centristi sono ora possibili (si realizzeranno infatti nei primi governi di “centro-sinistra”) e il proporzionale viene cristallizzato dal Testo Unico del 1957. A inizio anni ’90, dopo i referendum contro le preferenze, arriva il Mattarellum: un sistema di nuovo con curvatura maggioritaria dato che, caduto il muro di Berlino, erano definitivamente crollati anche gli equilibri internazionali all’origine – come si è visto – del primo sistema. Il resto è cronaca: il centrodestra elimina col Porcellum i collegi uninominali; ma il nuovo sistema genera spesso l’ingovernabilità (solo nel 2001 e nel 2006, Camera e Senato hanno la stessa maggioranza) e la Corte Costituzionale lo boccia infine a causa del premio senza soglia minima, dei collegi troppo grandi, dei listini bloccati che non consentono la riconoscibilità dei candidati. Ecco allora, spiega il prof. Ceccanti, che l’Italicum cerca di sanare questi errori: da qui il premio con soglia al 40%, le 100 circoscrizioni, le liste col solo capolista bloccato (ma ben riconoscibile) e gli altri eletti con preferenze.

Il dott. Goracci, invece, affronta la riforma del Senato. L’obiettivo è il superamento del bicameralismo perfetto del ’48, ma anche il mantenimento dei contrappesi di garanzia. Il punto chiave della riforma è la modifica dell’art. 55 della Costituzione: solo la Camera dei Deputati avrà il ruolo di “rappresentare la nazione” (essendo eletta dai cittadini); il Senato invece diventerà rappresentativo degli enti intermedi territoriali, componendosi di 95 tra consiglieri regionali e sindaci. La nomina dei nuovi senatori, che verranno indicati dai Consigli Regionali, è certo originale: per esempio in Spagna l’elezione è diretta; in Francia è invece indiretta ma vi partecipa un numero di soggetti intermedi molto maggiore (sindaci, consiglieri municipali, consiglieri dipartimentali e consiglieri regionali, oltre ai membri dell’Assemblea Nazionale). Il nuovo Senato manterrà competenza paritaria rispetto alla Camera su tre tematiche: le revisioni costituzionali, le revisioni delle leggi che normano gli enti locali, la ratifica dei trattati dell’UE. Sono infatti argomenti che toccano direttamente la vita delle istituzioni territoriali; è questa la discriminante, che ha per esempio portato a escludere dalle competenze del Senato i cosiddetti “temi etici” (artt. 29 e 32 della Costituzione). Comunque, su richiesta di 1/3 dei senatori, il Senato potrà partecipare a un normale procedimento legislativo della Camera; e su alcuni temi il Senato avrà “partecipazione rafforzata”: in caso di proposte di modifica approvate a maggioranza assoluta, la Camera potrà respingerle solo con voto ad analoga maggioranza assoluta. Si tratterà, insomma, di un monocameralismo non rigido, ma “partecipato”. Inoltre, il nuovo Senato dovrebbe avere la possibilità di controllo su tre fronti: la valutazione delle politiche pubbliche; l’attuazione delle leggi dello Stato; i rapporti con l’Unione Europea.

La riflessione che segue, tra i ragazzi delle Presidenze, s’incentra soprattutto sul tema delle garanzie nel nuovo sistema repubblicano. Non a tutti convince la nomina dei senatori da parte dei Consigli Regionali. Ci s’interroga sugli strumenti con cui il nuovo Senato potrà bilanciare l’azione potenziata della Camera e anche del governo, e si riflette sui poteri di controllo da affidare alla Corte Costituzionale e al Presidente della Repubblica. Già, il Capo dello Stato: Sergio Mattarella, profondo conoscitore del testo del ’48, potrebbe essere il Presidente della “nuova Costituzione”. La sua rettitudine morale e la sua formazione, che i giovani cattolici sentono affine, ci fanno ben sperare: anche in questo settennato, complesso e sfaccettato, sul Colle siederà un garante dell’unità nazionale. “Pensare politicamente”, intanto, continuerà a interrogarsi e riflettere: nel prossimo incontro, sabato 21 febbraio, parleremo di “Lavoro ed Europa”.

Ecco il video completo dell’evento:

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