Torniamo a sognare un’Europa più unita: la lezione di Enrico Letta ai giovani delle associazioni cattoliche

 1511766_1439867766257299_4419333119136639046_n «La sfida populista è un bene per chi ama l’Europa». Ci permette di uscire da un racconto «stanco, retorico, inerziale», per tornare a pensare in grande: gli Stati Uniti d’Europa sono il sogno a lungo termine che gli europeisti devono saper immaginare.

È con questa tesi iniziale che Enrico Letta, a poco più di un mese dal «bivio elettorale» che attende il continente, fonda la sua lezione sull’Europa a Civiltà Cattolica in mezzo a una platea costituita quasi esclusivamente da giovani impegnati nell’associazionismo cattolico. Un incontro di formazione programmato da tempo, che solo per casualità diventa la prima apparizione pubblica in Italia dell’ex premier dopo il cambio di governo. La passione per l’Europa accompagna Enrico Letta fin da giovane, come testimoniano gli studi a Strasburgo e i quattro anni da Presidente dei giovani del Partito popolare europeo. Una passione che emerge nella sua analisi: “l’Europa, provata dalla crisi, si gioca molto nell’appuntamento del 25 maggio. I risultati elettorali per la prima volta non saranno valutati in termini di ricaduta nazionale dei singoli partiti, ma chiariranno quale futuro europeo ci attende”.

Per tanti motivi, i cinque anni dell’ultima legislatura europea sono stati tra i più duri. La crisi ha generato contrazione e pessimismo, una sfiducia diffusa nel futuro. Sono cambiati i rapporti di forza interni: la Germania svetta tra le nazioni, mentre, nell’urgenza di prendere decisioni, il Consiglio europeo dei 28 primi ministri ha assunto sempre più peso rispetto alla Commissione europea. Non manca anche qualche dato positivo: su tutti la ripresa del multilateralismo, spinto dal cambio di rotta nella politica americana con l’amministrazione Obama. Così la crisi è stata affrontata in maniera più condivisa dai singoli Stati, evitando pericolose chiusure protezionistiche.Schermata 2014-04-28 alle 17.58.04.png

Ed eccoci a oggi, e alla sfida elettorale. Secondo l’analisi di Letta, l’Europa ha ottenuto nella sua storia due grandi conquiste: la libera circolazione di beni e persone, e l’unificazione monetaria. Conquiste facilmente misurabili nella vita delle persone: basti pensare ai vantaggi che i cittadini europei hanno avuto ad esempio negli spostamenti continentali (i voli low cost erano impensabili fuori dal mercato comune europeo). Non a caso, pur avendo solo il 7% della popolazione mondiale, produciamo il 25% del PIL e consumiamo il 50% dei servizi welfare. Ma nelle difficoltà, proprio le conquiste sono percepite come problemi: la paura dell’altro fa sorgere pulsioni anti migratorie, e le difficoltà economiche generano gli attacchi all’Euro.

Davanti alle critiche populiste, allora, c’è bisogno di passare al contrattacco, tornando a parlare di Europa in chiave di opportunità e progetto. Per prima cosa occorre ricordare il contributo eccezionale dell’Europa alla pace. Per l’ex premier la storica foto di Verdun con Kohl e Mitterrand mano nella mano è il simbolo del XX secolo, «l’uomo che vince sulla bestia»: dunque, anche l’approdo a politiche militari condivise dovrà contribuire a saldare sempre più l’Europa. E poi è tempo di scommettere su azioni con un comune denominatore: far prevalere l’armonizzazione delle differenze sulla frammentazione. Qualche esempio: scommettere su politiche nazionali e politiche comunitarie di crescita, perché l’austerity ha già rivelato la sua insufficienza; continuare nel percorso di abbattimento delle barriere: come nel caso delle telecomunicazioni, un mercato di pochi colossi mondiali in cui l’Europa prova a mettere il naso con piccole aziende nazionali fatalmente non competitive; affrontare la crisi in tema sociale, creando uno strumento europeo di sostegno al lavoro; reagire alla crisi dell’Euro con una proposta nuova, in grado di unire sempre più i 18 Paesi dell’Eurozona ma allo stesso tempo tenendo vicini i 10 Paesi dell’Unione con monete proprie: più stabilità all’Ecofin, e la moneta unica dev’essere percepita come «un condominio» nel quale i guai di uno si riversano su tutti; reagire alla crisi culturale europea, uscendo dallo schema che ogni Paese è difensore della propria identità: deve emergere una pluriculturalità che trova le sue radici nei comuni valori legati ai diritti, all’assistenza sociale, al valore della vita; e infine reagire anche alla crisi di ruolo dell’Europa nel mondo, di cui la vicenda ucraina è l’ultimo caso: dalle singole posizioni dei Paesi sulle questioni internazionali occorre trovare punti di unità, imparando a fidarsi degli Stati con maggiore competenza in determinate aree (la Francia in Centrafrica, l’Italia in Nordafrica…). Se davanti alle questioni internazionali ogni Stato è lasciato solo, accadono i drammi: come Lampedusa, «il giorno più difficile della mia esperienza politica».1396951_551889518261934_5436821048486808984_o

 Un’analisi, in sintesi, che porta a una visione. Oggi all’Europa mancano i sogni condivisi dei decenni passati. Nel 1984 sognavamo la libera circolazione, e l’abbiamo raggiunta; nel 1994 sognavamo l’unità monetaria, ed ecco l’Euro. Nel 2004 sognavamo gli Stati Uniti d’Europa, un’Unione sempre più politica…e abbiamo smesso di sognare. Nel 2014, bisogna riprendere con convinzione quel sogno, altrimenti l’Europa sarà costretta a tornare indietro.

Un sogno che ha acceso anche le riflessioni dei ragazzi: tante le domande all’ex premier, dal ruolo della scuola e dell’università al recupero della spiritualità comune, dal posizionamento della Gran Bretagna al funzionamento dei singoli Parlamenti nazionali, dalle politiche industriali alla lotta alla corruzione, e molto altro. Il sogno chiamato Europa ha bisogno di tanta formazione, perché, per dirla con la parola conclusiva di Enrico Letta, «quello di cui l’Europa ha veramente bisogno è che in ogni ambito di vita ci siano dei veri europei»: siamo noi che nello studio, nella professionalità e nella buona politica possiamo farci carico di portare avanti questo sogno.

Per vedere il video dell’incontro, clicca qui.

di Gioele Anni

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