CONNESSIONI

CHI SIAMO 

Siamo una comunità di giovani che dal 2009 si incontrano per confrontarsi e formarsi sui grandi temi dell’agenda politica, grazie all’impulso originario ed al supporto delle dirigenze nazionali di associazioni e realtà giovanili di ispirazione cattolica. Il nostro impegno è “pensare politicamente” sui temi della democrazia alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. Siamo una aggregazione apartitica, plurale, di persone disposte ad un confronto responsabile. Dal 2018, al termine del percorso annuale chi ha frequentato con costanza riceve un attestato, segno della condivisione di questo percorso.

 

DA DOVE VENIAMO 

Nel 2009 alcune associazioni ecclesiali di giovani che partecipavano al Forum Nazionale dei Giovani hanno sentito l’esigenza di trovare uno spazio comune di confronto. Da quel tempo p. Francesco Occhetta ospita presso la Civiltà Cattolica la nostra esperienza, che all’inizio era rivolta ai giovani “dirigenti” delle associazioni e dei movimenti. C’erano gli esponenti di Azione Cattolica, Fuci, Agesci, Gioventù Francescana, Fim-giovani.

Dopo un paio d’anni si sono aggiunti giovani che condividono il nostro cammino e anche alcune Diocesi. Siamo tanti e diversi, proveniamo da molte zone d’Italia e questa è sempre stata la nostra forza.

 

COSA OFFRIAMO 

Negli anni abbiamo affinato un metodo. Ogni incontro si compone di cinque momenti, ciascuno dei quali è fondamentale nel percorso di conoscenza reciproca e di coinvolgimento attivo che la nostra proposta offre. L’esperienza, infatti, vuole privilegiare persone motivate e desiderose di coinvolgersi e mettersi in gioco. Per questo, ai partecipanti ammessi richiediamo l’impegno della massima puntualità e della partecipazione a tutti gli incontri in calendario e a tutti i cinque momenti proposti:

1) Introduzione spirituale, in cui impariamo a conoscere gli strumenti della spiritualità (le regole del discernimento, la meditazione, la contemplazione, la lettura dei desideri, fare un’esegesi, leggere un testo biblico, etc.). Questa parte, per quanto breve, è il fondamento di ogni agire politico libero e responsabile.

2) Lezione di uno o più relatori e ascolto di una esperienza che sta costruendo democrazia. Sono venuti ad aiutarci ministri, costituzionalisti, giornalisti, ambasciatori, avvocati del Consiglio di Stato, procuratori, tecnici che lavorano nella commissione per le riforme costituzionali del Senato ecc.

3) Lavoro in gruppi su casi concreti inerenti il tema dell’anno, guidati da giovani tecnici e professionisti che sono cresciuti nella nostra esperienza comunitaria. È una sorta di “palestra” di democrazia deliberativa, in cui si approfondiscono anche gli aspetti legati alla comunicazione. L’obiettivo è fare emergere i valori in conflitto per capire quali scelte fare. È l’antico metodo della casistica gesuitica, in cui è dai casi concreti che si risale ai princìpi in gioco.

4) Condivisione in plenaria e consegna della bibliografia.

5) Il pranzo in comune, cui ciascuno contribuisce con disponibilità, con viveri e bevande, per crescere nella condivisione e nell’amicizia.

VERSO DOVE ANDIAMO 

Abbiamo il desiderio di “connettere” realtà politiche virtuose, territori e buone politiche. Offrire loro il nostro modello e camminare insieme. Il “coinvolgimento attivo” dei partecipanti è per noi la base di un modello esportabile nelle diocesi, nelle realtà associative (nei vari campi di formazione, nei momenti di riflessione sulla cultura della politica ecc.) e nei luoghi quotidiani della cultura. Tutto è sotto la luce del sole, ma ci può comprendere solo chi vive questa esperienza. Gli incontri sono trasmessi in streaming e restano  disponibili online: questo ci permette di utilizzare i contenuti (studi, video, tecniche di gruppo, casi concreti) anche all’interno dei nostri ambiti di impegno, specifici e personali.

 

Sono già trascorsi 10 anni dal primo incontro: il nostro percorso ha una veduta lunga, il suo orizzonte non è quello dell’immediatezza, ma del raccolto che verrà dopo la semina. Per questo motivo desideriamo educarci all’ascolto reciproco e al rispetto di tutti i frequentanti per sé stessi, per gli altri e per i luoghi (e le comunità) che incontriamo.

 

QUALI CANALI SOCIAL USIAMO 

Oltre agli appuntamenti presso la sede di Civiltà Cattolica (Via di Porta Pinciana 1, 00187 Roma), è possibile seguire ogni incontro del percorso in streaming tramite i link pubblicati nei canali sociale sul sito pensarepoliticamente.net.

La nostra email è connessioni.formpol@gmail.com.

La nostra pagina facebook si chiama “Connessioni – Percorsi di formazione politica“.

Il nostro profilo twitter è @connessioniFP.

Il nostro profilo instagram è connessionifp.

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16 giugno 2018, Connessioni in visita al Quirinale

Il 16 giugno, per l’incontro conclusivo dell’edizione 2018 di Connessioni, abbiamo avuto l’onore di essere ospitati al Palazzo del Quirinale, dove abbiamo incontrato il Consigliere del Presidente della Repubblica Francesco Garofani e Claudio Sardo. Con loro ci siamo confrontati sul tema dei poteri del Presidente della Repubblica.
Ecco una gallery con alcune foto della giornata, che si è conclusa con la verifica dell’anno dedicato al tema della “Città”.

Siamo pronti per il X anno insieme!

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“Europa città del futuro”. La sintesi dell’incontro

di Elisa d’Adamo, Sermig

Roma, 12 maggio. Ultimo appuntamento di Connessioni-Percorsi di formazione politica, edizione 2018. Anche in questa giornata, tanti giovani tesi all’ascolto attivo e all’esercizio di condotte concrete. In apertura il momento di spiritualità guidato da padre Occhetta, che ha trattato l’esame di coscienza: un modo di pregare fondamentale per i Gesuiti, già praticato nelle scuole filosofiche dell’antica Grecia. Uno strumento per stimolare “il governo di sé e il governo di Dio in me”. Un valido esercizio di preghiera per tutti, per ringraziare Dio delle cose buone e per guardarsi dentro, ripensando alla propria giornata: “Cosa ho fatto? Che cosa ho mancato di fare? Come ho vissuto?”

Il tema della giornata, “Europa città del futuro”, è stato analizzato e sviluppato grazie al prezioso intervento di David Sassoli, giornalista e Vicepresidente del Parlamento Europeo con delega alla Politica del Mediterraneo, Bilancio, Immobili. Di seguito, Alessandra Luna Navarro, ingegnere e dottoranda all’Università di Cambridge, ha illustrato potenzialità, tecniche innovative e criticità delle città del futuro.

L’onorevole Sassoli ha ricordato che l’idea di Europa prese vita circa 70 anni fa come esperimento politico, economico e religioso, grazie a personalità come De Gasperi e Spaak, i quali compresero che, al centro della contemporaneità, serviva non solo il proprio Paese, ma anche qualcosa di più grande ed importante: l’Europa. Per meglio comprendere questo percorso, sempre in evoluzione e non ancora terminato, si può ricorrere a tre concetti chiave.

Geografia: l’Europa, dopo i due conflitti mondiali, può considerarsi un promontorio del grande continente asiatico, come sosteneva il filosofo francese Paul Valéry.  Demografia: all’inizio del Novecento Europa e Stati Uniti rappresentavano il 21% della popolazione mondiale, in netto contrasto con l’Africa, che contava solo l’8%; nel 2050, dicono le statistiche, l’Europa del Nord scenderà all’8% mentre l’Africa arriverà al 18%. Europa come grande chance per tutti: è importante domandarsi come ci guardano gli altri.

“Spesso, a causa dei problemi della nostra politica interna, non si prendono in considerazione le istanze di alcuni Paesi, Mediterranei e non, che necessitano di un’Europa forte e in pace. In molti oggi ci guardano come opportunità, come futuro, abbiamo quindi una grande responsabilità e serve un attento esame di coscienza”, ha sottolineato l’Onorevole.

Tra le sfide di carattere sociale, c’è quella di sviluppare utili programmi di scambio internazionale, come l’Erasmus, non solo per gli Italiani e gli Europei, ma anche per tutti i giovani del mondo. Creando il soggetto Europa, ha asserito il Vicepresidente Sassoli, bisogna anche tener presente che “Ciascun Paese è diverso dall’altro, geloso e consapevole della propria identità per lingua, arte, paesaggio, storia. In questi 70 anni abbiamo cercato di far somigliare l’Unione Europea ad una democrazia classica composta da 28 Paesi.”

Da qualche anno i meccanismi della globalizzazione hanno mutato l’assetto geopolitico: l’Europa non è più al centro della cartina geografica, ma se vuole rimanere un punto di riferimento nel panorama mondiale, deve ribadire i suoi valori ed inserire, nelle regole internazionali, dinamiche positive e responsabili, per indirizzare se stessa e gli altri Paesi. In questo percorso, anche i cittadini devono essere invitati a far sentire la propria voce. Come ha evidenziato l’Onorevole:

“Oggi il peso dei governi e delle questioni economiche è ancora troppo grande rispetto alle esigenze e alle istanze dei singoli cives. Se una democrazia non decide sui tuoi problemi reali, perché dovresti credere in quella democrazia?”

Tra le criticità esposte, vi è quella che riguarda la scelta dell’Europa di allargarsi verso Est (processo avvenuto tra il 2004 e il 2007), tralasciando molti Paesi del Mediterraneo. Pur ribadendo tale positiva apertura, che ha permesso di sottrarre molti Stati all’influenza russa, Sassoli ha sottolineato come sia mancato uno sguardo responsabile sul Mediterraneo, culla della nostra civiltà, oggi al centro del mondo a causa di tensioni, scontri e crisi di identità. In questo contesto, innalzare nuove frontiere e nuovi muri si rivela una scelta inutile perché la storia di oggi è un fiume che non si può fermare, dove tutto riesce a passare oltre le barriere.

L’Unione Europea crede negli accordi e nelle aree di libero scambio, con regole condivise, vigilanza ed accessibilità alle informazioni. “A noi piace un mondo dove uomini di Paesi diversi possano scambiarsi merci, informazioni, cultura e dove la forza sia sempre controllata; l’Europa è la migliore assicurazione sulla nostra vita”, ha concluso l’Onorevole Sassoli.

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L’intervento del Vicepresidente del Parlamento Europeo è stato accompagnato ed integrato da quello di Alessandra Luna Navarro, ingegnere, dottoranda all’Università di Cambridge e “frutto maturo” del percorso della scuola politica Connessioni. Tra gli argomenti affrontati: le sfide delle città, le nuove tecnologie e le città del futuro. La ricercatrice è un esempio concreto delle grandi possibilità che può dare l’Unione Europea: crescita, confronto e scambio nell’ottica dell’impegno e dell’integrazione. Il suo gruppo di ricerca, che si occupa di edifici e facciate intelligenti, è internazionale e conta quattro studenti italiani su dieci.

Per quanto riguarda l’espansione urbana, ha riferito l’ingegnere, oggi sono Asia e Africa a detenere il primato di crescita e sviluppo; l’Europa invece “non è più al centro” e ciò comporta la necessità di guardare oltre e di ragionare senza porsi confini. L’espansione delle città può determinare criticità legate alla gestione e al consumo delle risorse, come acqua e carburante. Tuttavia può essere una sfida positiva, come dimostra la costruzione dell’Olympic Park e delle relative strutture commerciali e residenziali realizzate nel quartiere londinese di Stratford, che, nel 2012, ha riqualificato la parte Est di Londra. Le città oggi consumano quasi il 60% dell’energia globale e producono quasi l’80% delle emissioni di CO2. Negli ultimi cinquant’ anni le risorse globali non sono state utilizzate in maniera equa e le cifre considerate stanno diventando insostenibili.

Lo sviluppo tecnologico e l’intelligenza artificiale possono portare delle risposte in molti settori: il machine learning e la diffusa digitalizzazione hanno delle grandi potenzialità e aprono nuovi orizzonti grazie all’analisi dei big data e alla connessione delle intelligenze, tramite processi di automatizzazione e controlli remoti.

La sfida del presente è una corretta e avanzata gestione delle risorse energetiche e materiali, utilizzando le nuove tecnologie, nei limiti della sostenibilità. La ricercatrice ha terminato il suo intervento con un’affermazione che si traduce in un auspicio:

“L’Europa ha molto da dire su queste tematiche; la sfida è molto grande ma noi siamo portatori di un grande ruolo perché l’Europa può regalare un’idea di uomo, di città e di comunità, che dobbiamo porre alla base di questa fase di sviluppo tecnologico”.

Nella seconda parte della mattinata, i lavori di gruppo sono stati affidati a Jacopo Giammatteo, Dottorando in Scienze Forensi e Medicina Legale, della Diocesi di Velletri e a Rosalba Famà, laureanda in Giurisprudenza, con un’esperienza di Erasmus nel 2018. “Con un passaporto ne ho ventotto”, questa frase di un suo collega europeo è stata una delle più esplicative delle potenzialità dell’avventura europea.

Due i casi concreti trattati: il primo considerava il principio di libera circolazione delle persone all’interno dei Paesi appartenenti all’UE; principio che, nel caso di specie, si scontrava con la scelta operata da uno Stato di chiudere le frontiere per arginare il flusso di migranti e con le relative ripercussioni all’interno del Paese confinante.

Il secondo laboratorio si è occupato della verifica del rispetto o meno del principio di sussidiarietà, a seguito di una Direttiva proposta dal Parlamento Europeo a tutela dell’ambiente, in materia di trasporti (competenza concorrente tra Stati membri ed Unione Europea).

 

“Europa città del futuro”: il 12 maggio a #Formpol David Sassoli e Alessandra Luna Navarro

Sabato 12 maggio, dalle 9.00 alle 13.00 a Roma in via di Porta Pinciana 1, l’ultimo appuntamento dell’edizione 2018 di “Connessioni”, prima della visita istituzionale che ogni anno chiude il programma. Tema della giornata, “Europa città del futuro”.

Ci aiuteranno due importanti ospiti. David Sassoli, Vicepresidente del Parlamento Europeo – che ci parlerà del rapporto tra UE e le città – e Alessandra Luna Navarro, ingegnere e dottoranda all’Università di Cambridge, che per anni ha partecipato al nostro cammino. Alessandra ci parlerà delle “città del futuro”, tema del suo dottorato in una delle più prestigiose università del mondo.

I lavori di gruppo, coordinati da Jacopo Giammatteo, della Diocesi di Velletri-Segni, ci aiuteranno a “declinare” i lavori della prima parte e ci permetteranno di conoscerci e confrontarci tra noi.

Come sempre, saranno parte importante della giornata: puntualità svizzera, pranzo autogestito, da condividere (ciascuno contribuisce con cibo o bevande), voglia di giocarsi e di costruire una comunità pensante, investire in tanta formazione per vincere il vuoto del protagonismo di cui siamo spettatori. È questo lo stile del nostro cammino.

La partecipazione è gratuita, la richiesta d’iscrizione obbligatoria a: connessioni.formpol@gmail.com

 

 

 

Terra e periferie: dove rinasce la politica

di Elisa D’Adamo, Sermig

Le periferie sono oggi un luogo dotato di grande potenziale, declinabile in tre elementi positivi: “una massiccia presenza di giovani e bambini rispetto ad altre zone della città; la possibilità di creare posti belli e nuovi con maggiore velocità e semplicità rispetto al centro storico; senso di riscatto e voglia di fare delle persone, anche grazie ad idee coraggiose e fantasiose.”

Sergio Sala sj

L’incontro di sabato 7 aprile si è aperto con il consueto momento di spiritualità guidato da padre Occhetta, dedicato alla Risurrezione di Gesù, dal Vangelo di Giovanni.
Molti gli spunti di riflessione forniti per cercare di comprendere un “evento meta-storico” così importante. Uno su tutti ha catturato la mia attenzione: “dopo la morte non vediamo subito la risurrezione: passano infatti tre giorni, perché ci vuole del tempo per comprendere prima di rinascere. Dunque, non si tratta di un’esperienza immediata: servono tempo (liturgico e personale), silenzio e amore per aprire il cuore”.

Questo concetto di tempo richiama quello necessario in agricoltura. Anche nel lavoro della terra i contadini sperimentano l’attesa: un periodo fecondo, che non fa rumore. L’agricoltore, dopo aver preparato e seminato i campi, è chiamato ad attendere prima di vedere il frutto delle sue fatiche. Così accade anche nelle nostre vite, soprattutto quando operiamo nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità o quando affrontiamo situazioni difficili.

Rimaniamo in tema di agricoltura con l’intervento di Roberto Moncalvo, Presidente Nazionale di Coldiretti. Torinese, classe 1980, Moncalvo ha ricordato il costante riferimento alla dottrina sociale della Chiesa e gli iniziali coinvolgimenti della politica nell’Associazione. Ha poi tracciato un breve excursus storico per ricordare la fondamentale riforma agraria degli anni ’50, che ha cambiato il panorama agricolo a livello territoriale ed organizzativo, e la modifica della definizione di agricoltore, operata con il Decreto Legislativo n.228 del 2001. Secondo la nuova normativa, fortemente voluta da Coldiretti: “è imprenditore agricolo non solo chi esercita la coltivazione del fondo, la selvicoltura e l’allevamento di animali, ma anche chi compie attività dirette alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico, alla trasformazione, alla commercializzazione e alla valorizzazione dei prodotti della terra. Sono considerate imprese agricole anche tutte le attività dirette alla fornitura di beni e servizi mediante attrezzature e risorse dell’azienda agricola”.

Questo settore si apre a nuove visioni e coinvolge molti giovani e piccole realtà, concretizzandosi in posti di lavoro. Restano ancora da risolvere le questioni internazionali legate alla globalizzazione. Per Moncalvo, “quando l’unico elemento di confronto sui prodotti che arrivano da ogni parte del mondo è il prezzo, questo genera grandissimi problemi in molti distretti. Allontanarsi dalla persona e allontanarsi dal rispetto dell’ambiente per rincorrere il mero profitto è una strada sbagliata”.

“Davanti a situazioni gravi da affrontare, i contenuti devono vincere. Bisogna tornare a prendere prendere posizioni coraggiose, e chi ha come riferimento la dottrina sociale della Chiesa deve essere più avanti degli altri”.

Roberto Moncalvo

Grazie alla testimonianza del gesuita Sergio Sala, la periferia, oggi grande centro di interesse, ha assunto, ai miei occhi, una veste meno stereotipata. Nate come modalità per gestire l’emergenza abitativa, le periferie sono oggi un luogo dotato di grande potenziale, declinato in tre elementi positivi: “una massiccia presenza di giovani e bambini rispetto ad altre zone della città; la possibilità di creare posti belli e nuovi con maggiore velocità e semplicità rispetto al centro storico; senso di riscatto e voglia di fare delle persone, anche grazie ad idee coraggiose e fantasiose”. P. Sala ci ha raccontato la sua esperienza a Scampia, famoso quartiere periferico di Napoli, dove vive da circa nove anni. Scampia, ci ha detto, non è solo “Le Vele”, i palazzoni residenziali costruiti tra gli anni ’60 e ’70. “È anche un posto pieno di verde pubblico e di buone pratiche”.

Vedere, giudicare, agire: sono questi i tre i verbi utilizzati per capire e muoversi in un contesto complesso. L’agire si sviluppa su tre livelli: agire direttamente con la gente; agire con le varie associazioni; agire con la politica e le istituzioni. Un agire comune per interessi integrati. Forte è la dicotomia tra i risvolti umani e quelli economici e, purtroppo, sono molti gli interessi degli speculatori. Secondo p. Sala, spetta alla politica superare questo dualismo. Oggi le periferie non accettano più un ruolo secondario e stanno progressivamente conquistando il centro. Sono parte integrante del dibattito politico e dell’opinione pubblica, nonché fonte di interesse per tante persone, credenti e non, che vogliono cambiare le cose. Fondamentale in questo panorama l’operato delle istituzioni come Asl, servizi sociali, municipalità, polizia, che devono fare rete con il singolo e con le associazioni intra ed extraecclesiali.
Spesso la periferia non è solo una questione geografica ma anche una condizione sociale ed istituzionale, che può portare ad una marginalità esistenziale. Tuttavia, proprio le periferie esistenziali, grazie all’impegno sinergico e alla volontà di riscatto, possono diventare – ha concluso il gesuita – una risorsa collettiva per affrancare persone e territori da un destino che talvolta pare ineluttabile.

I laboratori di democrazia deliberativa guidati da Giulia Milani, psicologa e consigliere comunale del Comune di Cassola, e da Massimiliano Censi, ingegnere chimico ed appassionato di politica, ci hanno dato la possibilità di confrontarci attivamente con due casi concreti. Il primo prevedeva, ponendosi nei panni del Sindaco, la possibilità di introdurre o meno un’imposta di soggiorno nel proprio Comune, argomentando i pro e i contra della scelta all’interno della Conferenza dei Sindaci. Il secondo caso riguardava la partecipazione del Comune all’assegnazione di un bando statale di 1 milione di euro per la mobilità sostenibile, per promuovere azioni volte a favorire gli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro con mezzi di trasporto alternativi ed ecologici.
Una grande occasione per mettersi alla prova, una palestra di democrazia dove esercitare la presa di coscienza di sé e l’ascolto dell’altro.

“Tre verbi per l’azione politica. Promuovere: politiche, processi attivi e virtuosi, buone pratiche. Coinvolgere: talenti e persone generose che ci credono. Investire, incentivando progetti e concretizzando scelte.”

Giulia Milani

Sabato 7 aprile: “Terra e periferie: dove rinasce la politica”

Quali politiche virtuose stanno emergendo dalle campagne? Quali sono i criteri sociali e antropologici che stanno emergendo dalle periferie per costruire nuove politiche? Sono solo alcune domande dalle quali inizierà la nostra riflessione sabato 7 aprile, dalle ore 9:00 in via di Porta Pinciana 1, nel terzo appuntamento di CONnessioni 2018.
 
Nella prima parte ci accompagneranno due relatori che sono impegnati in prima linea sui temi scelti:
 
Roberto Moncalvo, Presidente nazionale della Coldiretti. Nato nel 1980, è laureato in Ingegneria dell’Autoveicolo al Politecnico di Torino ed è titolare dell’azienda agricola “SettimoMiglio”. 
Sergio Sala S.I. è gesuita dal 1997 laureato in chimica all’università di Padova. Da 8 anni vive nel cuore del quartiere di Scampia, a Napoli. Della sua esperienza scrive: “Tentiamo di tenere assieme tre livelli di intervento: con la gente, soprattutto le persone più deboli; con le associazioni che di loro si occupano; con le istituzioni, le quali sono molto importanti per la soluzione dei problemi ma al contempo si trovano in profonda crisi. Sta a noi cercare di essere aiuto senza mai sostituirci ai servizi sociali, alla scuola o alla famiglia”.
L’incontro sarà coordinato da Massimiliano Censi e Giulia Milaniche è anche consigliere comunale; nei laboratori ci aiuteranno a capire come un comune medio-piccolo gestisce le politiche e i nuovi bisogni dei territori.
 
Come sempre, il nostro pranzo frugale lo autogestiremo. 
 
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Lavoro, innovazione e nuove politiche per la città

di Sara Lucariello, Segretario Nazionale F.U.C.I.

Continuano i lavori di “CONnessioni – Percorsi di formazione politica”, nella sede de La Civiltà Cattolica: nel secondo incontro, sabato 24 febbraio, si è parlato di lavoro, innovazione e nuove politiche per la città con Paolo Benanti, francescano, docente di teologia morale alla Pontificia Università Gregoriana, e Marco Bentivogli, segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici (FIM CISL).

In apertura, p. Francesco Occhetta ha guidato una riflessione sul senso profondo del “dare”: la povera vedova di cui racconta il Vangelo di Marco (12, 38-44) interroga sulla capacità di donarsi totalmente e ci ricorda che anche ciò che sembra di poco conto, davanti a Dio può avere importanza. La santità è ripartire dai piccoli gesti, autentici, che, cavati fuori dalla nostra povertà, diventano fondamentali per poter essere seme fecondo nella società.

P. Paolo Benanti ha trattato il tema “città” declinandolo nella direzione dell’innovazione digitale e della necessità di una politica che trasformi l’innovazione in sviluppo umano, intendendo per politica l’attenzione al bene comune e non soltanto la risposta di soluzioni pratiche ad alcune istanze. Benanti ha presentato in due tappe i possibili scenari e le sfide future, che possono essere considerate le domande chiave a cui si dovrà rispondere.

Per “scenario” intendiamo uno strumento che consente di guardare a possibilità che non è detto che accadano. È bene tenere presente che gli scenari non sono previsioni né profezie, né simulazioni, ma sono realtà possibili, che servono a sviluppare un pensiero immaginativo, prevedendo soluzioni e strumenti di analisi. Combinano teoria e narrazione in maniera rigorosa e pre-suscitano un pensiero che può accompagnare una gestione politica.

Quali potrebbero essere questi scenari? Come l’innovazione digitale potrebbe cambiare, ad esempio, il settore medico?

Con il machine learning, tutti i dati raccolti dal sistema sanitario possono predire degli outcome del paziente; alcuni progetti propongono una registrazione continua dei nostri parametri vitali e ciò consente alla macchina di avere una forte previsione di quale potrebbe essere la nostra condizione di salute; uno scenario prevede un minor numero di personale medico che si occuperà dei casi indicati dalla macchina, ciò significa che il medico sarà guidato, attraverso un processo di machine learning, verso quel paziente che ha maggiore probabilità di vita. Ciò mette di fronte al fatto che le risorse non bastano per tutti, che i dati sanitari sono considerati una risorsa molto interessante, e pone la questione di come e quanto sia lecito che una macchina decida chi vive e chi muore, ovvero di una condizione che non è sempre una risposta tecnica sulla condizione del paziente.

Un altro scenario riguarda la pervasività dei sistemi di visione digitale. Le nostre città sono oggi piene di telecamere che analizzano flussi di dati. Una delle sfide riguarda sicuramente la privacy: alcuni sistemi digitali sono capaci di individuare anche lo stato emotivo di una persona; chi è, però, il proprietario di questi dati biometrici?

Un ulteriore scenario è quello militare, in particolare il controllo delle armi autonome. Esistono droni in grado di attuare un’eliminazione selettiva delle persone e potrebbero essere utilizzati nelle città. Questo pone molte questioni riguardanti la sicurezza nazionale e la difesa pubblica. Ogni volta che carichiamo un contenuto sui social, applichiamo a noi stessi dei “tatuaggi digitali” che consentono di profilarci, ovvero di essere inquadrati ed etichettati all’interno di una determinata categoria. In base a questo, viene impostato il marketing di grandi marchi, creandosi interazioni tra noi e queste aziende.

Infine, lo scenario che prende il nome di social credit, vigente già in Cina, in cui tutte le persone hanno un numero a quattro cifre, secondo la propria abilità sociale a rientrare in una determinata categoria. Lo Stato dà più o meno accesso a un lavoro o a un visto in base alla categoria nella quale si rientra: si dà un modello di comportamento e, come in una corsa all’oro, si portano le persone a omologarsi.

La sicurezza dei dati e le informazioni di alcuni dati sociali possono essere utilizzati per intenzioni malevole, come ad esempio un furto di identità. In sistemi complessi, questo può causare anche problemi di sopravvivenza. I dati rappresentano una risorsa molto rilevante dell’informazione digitale e su questo tema si decideranno molti degli scenari politici.

Quali, allora, le sfide?

Il “conosci te stesso” di Socrate non è più riferito a un cammino di ricerca spirituale ma, piuttosto, al conoscere quali dati produce la mia persona. Quale valenza hanno, quindi, i dati? E la dignità del singolo si riduce alla questione dei dati? Chi è il proprietario dei dati? Dove finisce la mia proprietà individuale di dati e dove inizia quella dell’altro?

Benanti cita l’esempio del caso Strava e di come, a volte, anche la mancanza di dati possa comunicare informazioni. Infatti, questa app di fitness permette di mappare i luoghi più frequentati da coloro che fanno sport e questi luoghi. In zone come l’Afghanistan, l’app, che viene utilizzata soltanto dai soldati americani fornisce informazioni su luoghi che coincidono con le basi militari USA.

Il nostro non è un futuro da evitare ma da costruire: bisogna mettersi di fronte al fatto che la tecnologia incontrollata, da sola, non è fonte di bene.

Un’altra questione è quella della profilazione. L’algoritmo della profilazione spinge ad avere un certo comportamento o semplicemente lo predice? Se comprendiamo questo limite, è possibile anche comprendere la gestione politica e sociale di questo meccanismo.

Sfide etiche accompagnano la profilazione e l’intelligenza artificiale. Le intelligenze artificiali si basano sui dati: oggi le consideriamo “imprecise” perché i dati sono un’approssimazione della realtà. E’ possibile costruire una mappa 1:1 dei dati della realtà? Ammesso che sia fattibile, ciò sarebbe inutile, perché si avrebbero troppi dati. Le decisioni prese dalle macchine diventano una riduzione della realtà: come gestire, quindi, l’errore della macchina? Anche questo rientra tra le sfide etiche. Altre sfide possono essere quelle che riguardano l’ambito lavorativo che coinvolge il modello a sciame, oppure quello della sicurezza nazionale e militare. Sono problemi che non necessitano di un’immediata soluzione, ma sono scenari possibili. Diventa quindi fondamentale creare spazi che sappiano generare domande di senso in relazione a queste sfide e a questi scenari.

All’intervento di Paolo Benanti è seguito quello di Marco Bentivogli, che ha posto l’attenzione a quello che ha definito “il secondo balzo in avanti dell’umanità”: come la macchina a vapore ha stravolto il modo di vedere dell’uomo, così anche oggi le nuove tecnologie offrono nuove possibilità. Secondo Bentivogli, bisogna affrontare, però, tutte le ricadute, tutte le occasioni e tutte le sfide di questo balzo in avanti, non solo nel lavoro. È importante sfoderare una grande capacità di progettazione e, in questo, la tecnologia contiene i valori di chi la progetta. Lo smart working diventa una grandissima opportunità ma se si pensa ancora con categorie del passato su un lavoro presente, si rischia di sbagliare policy e di considerare solo una parte delle persone. In questo, il ruolo della politica è centrale.

Il problema della privacy è un problema reale, ma gli stessi rischi sono stati corsi anche senza politica 4.0, dal momento che, nel nostro Paese, si cerca di costruire da sei anni un’anagrafe digitale e non ci si è ancora riusciti. Il tema non è la privacy, è l’inefficienza.  Lo stesso Stato rischia di essere uno dei maggiori aguzzini dei cittadini per garantire la propria burocratizzazione.

Facendo riferimento al tema della profilazione, ad esempio, il curriculum standard europeo è strutturato in modo tale da essere letto da un algoritmo. Che considererà non il titolo ma il luogo in cui si è presa la laurea. La situazione attuale non è più garantista della persona: diventa assolutamente importante, quindi, buttarsi in questa partita per orientarla. Se gli ordini professionali sono bloccati, allora meglio un sistema di lavoro a sciame. Il sistema pubblico, che è inclusivo, deve assolutamente cogliere questi cambiamenti e entrare nella progettazione dei nuovi scenari, così come anche i sindacati devono influenzarli con i loro valori.

Creare ecosistemi intelligenti dentro le imprese, la rigenerazione urbana, sono alcune delle partite importanti da giocare. I sistemi di produzione verso cui ci stiamo dirigendo, fortemente caratterizzati da interdipendenza, creeranno difficoltà se non si costruiscono anche ecosistemi urbani molto più connessi. Non possiamo permetterci un sistema come l’attuale sistema di trasporto o come l’attuale prestazione lavorativa: sono ancora necessarie le otto ore di lavoro, in un luogo specifico? È stato visto che nei lavori in cui si conciliano meglio le ore di vita-lavoro, i lavoratori producono meglio. La sostenibilità non fa bene solo al cuore: fa bene anche al sistema. Diventa fondamentale affrontare questa partita come una grande possibilità di anticipo del cambiamento, una capacità di guardare avanti e abbandonare la lagna generazionale.

Bentivogli sottolinea come sia importante valorizzare la nostra umanità e non farci schiacciare dalla tecnologia. Al contrario, questa deve portare a lavori a “umanità aumentata”.

Molte città, come Roma, si sono impoverite perché si sono rotti dei legami sociali e umani. La tecnologia deve essere al servizio di connessioni tra persone che stanno condividendo una stessa realtà, e portare a estendere la realtà come un’immensa opportunità.

Nella seconda parte della mattinata, i lavori di gruppo sono stati affidati a Roberta Leone per approfondire la riflessione sulle parole partecipazione/consenso al tempo dei dati e a Luigi Bartone per una chiave umanistico-architettonica dell’abitare la città. Sono stati presentati due casi concreti in cui, nel primo, una questione di interesse pubblico faceva emergere in città la questione di una possibile collaborazione tra forme partitiche di partecipazione e aggregazione di consenso nei social network: ai gruppi si chiedeva di esporre il proprio metodo di dialogo e di composizione. Nel secondo laboratorio si è affrontato il tema delle risorse economiche, limitate, da destinare alle politiche abitative e dei relativi criteri di distribuzione.